Sempre più spesso mi sento definire complottista e il motivo mi è chiaro: cerco di guardare le cose da tutte le prospettive che riesco ad esplorare e questo mi porta a fare domande e a trovare delle risposte, ovviamente non sempre giuste e non necessariamente univoche o definitive. Una cosa che non piace a chi ha paura di guardare sotto al tappeto, dove lo sporco inevitabilmente si accumula e non bastano scopa e paletta per ripulire.

Questo 2020 ha segnato in molti modi l’inizio di una sorta di resa dei conti che era nell’aria già da molti anni. Chi, come me, ha vissuto direttamente o conosciuto il racconto di epoche d’oro del mondo occidentale, sa bene che questi primi decenni del XXI secolo hanno segnato una decadenza netta, fatale, irreversibile e che presto i fasti del capitalismo per come lo conosciamo saranno soltanto un ricordo del passato.

Un appuntamento con la storia?

I favolosi Anni ’60 sono sepolti dentro libri, musiche e film che sono ormai leggenda e i ruggenti Anni ’80 sono soltanto un ricordo sbiadito da cinepanettone, mentre ancora vivo e doloroso è il ricordo della grande crisi del 2008 e di tutte quelle che si sono susseguite a partire già dal crollo delle Torri Gemelle, se non addirittura da quello del Muro di Berlino.

Inutile sottolineare come questa Pandemia rappresenti senza alcun dubbio una milestone, una sorta di spada piantata nella roccia del vecchio modello che sino ad ora nessuno si era azzardato ad estrarre, ma che adesso sembra trattenuta soltanto dal terrore che possa venir fuori troppo facilmente e brillare al sole come quella dell’Angelo della Morte, seminando miseria e terrore in ogni angolo del mondo.

In questi giorni e nei mesi scorsi i riflessi di quella lama hanno illuminato un conflitto che oggi sta esplodendo con grande fragore. Il piccolo ma rumoroso mondo no-vax sta facendo proseliti ovunque, arruolando anche molti insospettabili. Il virus che ci ha messo alle corde a partire dai primi mesi dell’anno non si accontenta più di portarsi via molte vite, ma sta dividendo l’umanità a più livelli. Divisioni che oggi sembrano insanabili e che preludono ad una svolta epocale di non facile lettura.

Fiducia, illustre vittima della Pandemia

La divisione più profonda e pericolosa è quella che sembra manifestarsi oggi in una diffusa perdita di fiducia nei confronti della scienza, le cui scoperte sul Covid-19 sono messe in discussione da più parti, così come la contabilità dei contagiati, dei malati e delle vittime dell’epidemia. Frutto amarissimo della pessima comunicazione che ha contraddistinto sin dall’inizio questa crisi.

A ben vedere, però, quella che è andata davvero perduta non è la fiducia nella scienza, ma quella nel modello e nelle istituzioni, organizzazioni, entità e aziende che su quel modello stanno prosperando oltre ogni limite e spesso senza sufficiente controllo.

Chi obietta un semplicistico “non ti fidi della scienza!” a chi oggi manifesta perplessità sui vaccini anti Covid, non è capace di leggere la realtà oppure è in cattiva fede. A parte pochissimi casi, infatti, i dubbi sulla più grande campagna vaccinale della storia non riguardano preminentemente i vaccini in quanto tali, che certamente oggi hanno tempistiche di realizzazione molto più rapide che in passato e sono frutto di tecnologie fino a pochissimi anni fa inimmaginabili.

Più o meno inconsciamente per la maggior parte degli scettici il nodo della questione è un altro, ben più profondo e drammatico. Non ci fidiamo più del modello da cui scaturiscono tutti i prodotti, i servizi e le opportunità che oggi ci vengono proposte. Il motivo è semplice: se i soldi sono in grado di muovere qualsiasi cosa e il profitto è non soltanto lecito, ma anche doveroso per le aziende, come può questo non influire sulle logiche di lavoro, di progettazione, di realizzazione e di vendita?

Inutile obiettare che nessuna azienda metterebbe a rischio la propria reputazione con prodotti e servizi inadeguati o addirittura fallaci, perché la storia dimostra in ogni modo il contrario e la facilità con cui gli imprenditori e i manager più scaltri possono risollevarsi e tirarsi fuori da qualsiasi baratro parla da sola.

Il limite è stato abbondantemente superato. Ad una gran parte dell’umanità i rutilanti gadget con cui le generazioni passate sono state ammansite e addomesticate non bastano più. Così come non bastano le rassicurazioni sui vaccini sviluppati e messi sul mercato in tempi da record per fronteggiare quella che, peraltro, molti non riescono neppure a riconoscere come la più grave minaccia alla salute pubblica della storia dell’umanità.

Il terrore può ricostruire la fiducia?

Se questa tragedia ha un merito, non ho dubbi che esso consista nell’aver messo a nudo le troppe contraddizioni, ipocrisie e debolezze della nostra civiltà. Mesi di campagna mediatica totalizzante, in cui si fondono terrore, pietismo, esposizione del dolore, colpevolizzazione delle masse e decine di altri pessimi ingredienti, hanno fatto emergere il peggio che l’umanità del XXI secolo possa offrire e che, del resto, già da anni imperversava furibonda in Rete e sui social media.

All’alba del 2021 il genere umano è sostanzialmente e nettamente suddiviso tra una maggioranza di terrorizzati, convinti che alla lunga toccherà anche a loro ammalarsi e forse addirittura morire di Covid, e una minoranza estremamente variegata e multiforme, che i media vigliaccamente accomunano sotto la monocromatica definizione di negazionisti.

Uno schema che replica fedelmente quello che ha determinato le pessime politiche degli ultimi decenni, in cui il corpo elettorale delle nazioni ha progressivamente perso tutti i suoi colori, sino ad essere costantemente dipinto in due sole ed uniche tinte: moderati ed estremisti, ottimi i primi e pessimi i secondi.

Una pericolosa deriva bipolare che ha portato il nostro Paese (e molti altri) ad avere la peggiore politica di sempre, talmente ipocrita da definire i suoi opposti schieramenti centrodestra e centrosinistra, bizzarria che avrebbe dovuto aprire gli occhi a molti, cosa che invece non è accaduta nemmeno quando i rappresentanti di quelle due astrattissime entità hanno iniziato a mescolarsi tra loro con una frequenza e una facilità disarmanti.

Anche in quel caso il terrore era l’arma che avrebbe dovuto rimettere insieme i cocci di un Paese allo sbando. Chi non era con il governo era allora tacciato di irresponsabilità ed emarginato, proprio come ora accade con in cosiddetti negazionisti. Purtroppo, di fronte alla salute e al rischio di perdita del lavoro e di disgregazione del sistema, questa politica divisiva sta oggi pagando e lo scontro sociale è fortissimo.

La domanda però resta senza risposta: il terrore potrà ricostruire la fiducia? Ricominceremo a fidarci di questo modello iniquo, insostenibile e brevimirante soltanto per paura? Dubito che il 2021 abbia la risposta a questa domanda, ma sono certo che il decennio che abbiamo davanti abbia in serbo molte sorprese per tutti.

Estote parati

Prepariamoci, dunque.

Difficile dire a cosa e forte è la tentazione di vedere un disegno politico dietro a questa crisi sanitaria, ma non è questo il problema e di certo non lo risolveremo individuando eventualmente il fantomatico piano. Non è questo che deve occupare i nostri pensieri, ma la necessità di essere parte attiva in un cambiamento ormai irrevocabile e indifferibile.

Un cambiamento che passa dai nostri stili di vita, dalle nostre aspettative, dalla nostra adesione a un modello che è arrivato al capolinea.

Dobbiamo tutti ripartire, io credo, da poche granitiche certezze:

  • non moriremo tutti di Covid;
  • questa non sarà la minaccia più grave per il genere umano;
  • a rischio non c’è il pianeta né l’umanità, ma la nostra civiltà;
  • tutti possiamo dare un contributo importante al cambiamento, che è al tempo stesso individuale e collettivo;
  • la paura non ci salverà e non serve: questo è il tempo del coraggio e dei cuori lanciati oltre l’ostacolo;
  • siamo soltanto all’inizio, qualunque sia l’esito di questa Pandemia.

Buon 2021 e buona vita a tutti!

 

Foto di Lothar Dieterich da Pixabay