Nei prossimi anni il mondo non cambierà come ha fatto nel corso dell’ultimo secolo, ovvero in modo radicale e rapido. Le cose andranno infatti ancora più velocemente e, se possibile, in modo ancora più drastico e pervasivo.
Il progresso sta andando infatti verso quella singolarità tecnologica che molti descrivono come un punto di non ritorno e che ci porterà a considerare molte delle innovazioni che ci attendono alla stregua di vere e proprie magie, di cui ai più sarà del tutto impossibile comprendere il funzionamento, se non addirittura il senso stesso.

Questo porterà con sé grandi e imponderabili opportunità, ma ci esporrà al rischio di scenari distopici, che oggi riusciamo soltanto a immaginare e che serie tv come Black Mirror hanno già in molti modi ipotizzato.
Tutto questo è davvero inevitabile, oppure potremmo in qualche modo limitare i rischi e amplificare le opportunità, salvando il genere umano da un futuro cupo e insondabile, che oggi appare a molti più che probabile?

Non è semplice, ma per comprendere quanto in fretta possa cambiare oggi il mondo e lo scenario in cui ci muoviamo dovremmo poter vivere, una di seguito all’altra, sei o sette giornate qualsiasi di diverse epoche del passato recente, soppesando differenze che ci sembrerebbero abissali. Per simulare questa esperienza può essere sufficiente guardare qualche film del passato e tentare di immedesimarci nei suoi protagonisti.

Se facessimo questo esperimento a partire dai film italiani degli Anni ‘50, in molti casi ci imbatteremmo nel racconto di un’umanità molto più ottimista, semplice e serena (o forse soltanto rasserenata, dopo gli orrori della guerra), in cerca di quel poco che serve per vivere felicemente. Uomini e donne che vedevano davanti ai propri occhi enormi margini di miglioramento e la promessa di un progresso che avrebbe semplificato la vita e che l’avrebbe resa meno faticosa e più soddisfacente.

A seguire saremmo proiettati nei “favolosi Anni ‘60”, quelli che videro i frutti del boom e del “miracolo italiano” ed europeo, ma già da allora cominceremmo a percepire un’inquietudine crescente, che avrebbe trovato sbocco nel ‘68 e che fece da preludio ai cosiddetti “Anni di Piombo”. Così come accaduto nel dopoguerra, anche la fine di quel periodo di terrorismo, lotte sociali e odore di pneumatici bruciati, lacrimogeni e polvere da sparo avrebbe poi lasciato spazio ad altri due decenni di relativa spensieratezza e di abbondanza, spreco e dissolutezza, che la rivoluzione digitale e le nuove politiche di inizio secolo avrebbero progressivamente stigmatizzato.

Chiunque abbia vissuto questa parabola, in prima persona o indirettamente, non può fare a meno di notare come i cambiamenti intercorsi nei 75 anni che separano il mondo postbellico da quello in cui oggi viviamo siano enormemente più radicali e profondi di quelli che hanno caratterizzato il passato, nel corso di interi secoli o addirittura millenni.

Se è vero che l’homo sapiens apparve sulla terra in un periodo che va dai 150 ai 250 mila anni, infatti, e se quella che noi chiamiamo storia si limita ad analizzare soltanto i poco più di 5 mila anni di cui abbiamo testimonianze scritte da uomini che consideriamo antichi, non è difficile comprendere quanto le scoperte, le invenzioni e le tecnologie abbiano accelerato i cambiamenti negli ultimi millenni, secoli e decenni.

Oggi la curva del progresso sta diventando esponenziale e questo ci lancia verso un futuro che è sempre più presente e sempre meno prevedibile e controllabile. Vivere in questo tempo significa sentirsi spesso inadeguati, non abbastanza formati né pronti, incapaci di leggere i cambiamenti mentre accadono. Significa sentirsi sfilare la terra sotto i piedi ogni volta che crediamo di aver raggiunto un punto di equilibrio, ma tutto questo non è necessariamente un male. Ciò che potrebbe esserlo, invece, è l’uso strumentale dei progressi e della tecnologia per ottenere qualsiasi finalità che non sia quella del miglioramento della qualità della vita delle persone e, soprattutto, della diminuzione dell’impatto umano sull’ambiente e sulla biosfera.

Ciò che è accaduto negli ultimi tre secoli, dalla prima rivoluzione industriale a tutt’oggi, è qualcosa che deve assolutamente e rapidamente cambiare, se non vogliamo che le promesse tecnologiche si trasformino in minacce o, peggio, in un vero e proprio incubo.

I progressi tecnologici e i loro prodotti e derivati non dovranno più essere al servizio esclusivo del fatturato delle aziende che li perseguono e li commercializzano, ma compatibili con la salvaguardia della biosfera e con un vero e sostenibile miglioramento della vita delle persone cui sono destinati. Dovranno risolvere problemi, non crearne di nuovi. Dovranno essere tenuti al riparo da strumentalizzazioni, conflitti di interessi e interferenze da parte del mondo dell’economia e della finanza, che sin qui ha spesso abusato del proprio potere per deviare la scienza e il progresso verso la generazione di ricchezza economica per pochi, anziché verso il benessere e la sicurezza di tutti.

Se tutto questo ci appare utopistico e irrealizzabile è soltanto perché fino ad oggi abbiamo rinunciato alla nostra prerogativa di cittadini e di uomini e donne per agire da sudditi, contribuenti e consumatori. Utenti distratti, egoisti e incapaci di fare la differenza se non nelle piccole cose che ci riguardano direttamente e che non siamo disposti a conciliare con un bene più alto. Un bene che certamente richiede fatica, sacrifici, rinunce e che talvolta espone a rischi e pericoli, ma che è al tempo stesso obiettivo e garanzia per tutti e per ciascuno.

Se sapremo perseguire quel bene le promesse del progresso e della tecnologia non ci appariranno più come una minaccia, ma come un prezioso alleato in grado di farci fare quel balzo in avanti che sin qui abbiamo soltanto assaporato e che potrebbe davvero salvare l’umanità dai pericoli in cui essa stessa si è relegata per avidità, sete di potere e mancanza di responsabilità e consapevolezza. Al momento è ancora tutto nelle nostre mani, ma a breve la tecnologia potrebbe sorpassarci e toglierci il comando.

Un pericolo che dobbiamo a tutti i costi prevenire.

Foto di Victoria_Borodinova da Pixabay