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Vi aspetto al Social Media Marketing Day a Milano

Andrea Albanese e Claudio Gagliardini al Social Media Marketing Day 2014Il 25 giugno a Milano si terrà la Terza Edizione Nazionale del Social Media Marketing Day 2015 Milano, #SMMdayIT, uno dei più importanti eventi italiani dedicati ad aziende, operatori e professionisti, sul tema: “come essere social e online in modo pratico e con profitto” (guarda il video del Social Media Marketing Day 2014).

All’evento prenderanno parte imprenditori e manager delle aziende, direttori vendite, addetti alla funzione marketing e comunicazione, al servizio clienti, ai customer care, rsponsabili di progetti Web/Online e Social Media, Social Media Manager, Digital Communication Manager, etc.

SMMDayITLa giornata, che si svolgerà dalle 9:00 alle 20:00, ospiterà sedici temi legati ai social media e integrati nelle diverse aree del web, illustrati in modo pratico e diretto da esperti delle singole materie. Ogni tema sarà trattato in 20 minuti, nei quali saranno presentate esperienze reali, cui seguiranno 10 minuti di question & answer con il pubblico.

Anche quest’anno il #SMMdayIT si terrà presso l’Auditorium del Sole24ore, rappresentando un momento importante per le decisioni delle aziende che vi prenderanno parte, per la loro consapevolezza dei mezzi e delle loro opportunità e per un corretto utilizzo dei social media nella strategia di comunicazione e di marketing. Il mio intervento è previsto per le ore 18, con una panoramica su Google My Business e Google+.

Programma #SMMdayIT 2015

  • 09.00 Registrazione dei partecipanti
  • 09.30 Social Media Marketing Trends 2015, di Andrea Albanese – Social Media e Digital Communication Advisor – #SMMdayIT
  • 10.00 Social Media ed e-commerce, di Roberto Liscia – Presidente – Netcomm
  • 10.30 Social Media e Crowdfunding, di Alessandro Maria Lerro – DG – EECA European Equity Crowfunding Association
  • 11.00 Social Media e la Community di Change.org, di Elisa Finocchiaro – Country Manager – Change.org
  • 11.30 Pausa Networking
  • 12.00 Social Media per Uffici Stampa e Digital PR, di Daniele Chieffi – Head of Web Media Relation, SMM and Reputation – ENI
  • 12.30 Social Media CRM e Customer Service
  • 13.00 Social Media e Mobile, di Marta Valsecchi – Resp. Osservatorio Mobile -Osservatori.net MIP Politecnico Milano
  • 13.30 Social Media tra giornalismo, informazione e contenuti digitali, di Federico Luperi – Dir. innovazione e new media, Resp. Digital PR – AdnKronos
  • 14.00 Pausa Networking e Pranzo libero
  • 15.00 Social Media Engagement e Sport, Federico Smanio – Direttore Marketing – Lega Calcio SerieB
  • 15.30 Social Media e Privacy, di Baldo Meo – Direttore Comunicazione e Media – Autorità Garante Privacy
  • 16.00 Social Media e Lead Generation, di Andrea Albanese – Social Media e Digital Communication Advisor – #SMMdayIT
  • 16.30 Social Media Web Stars e Youtubers, il tuo pubblico ha un pubblico, di Luca Casadei – CEO – Web Stars Channel
  • 17.00 Pausa Networking
  • 17.30 Social Media, Digital Marketing e Percorsi Formativi
  • 18.00 Social Media e soluzioni Google+ per il Business, Claudio Gagliardini – Web Marketing Specialist – seidigitale.com
  • 18.30 Social Media Internet Of Things e tutela innovativa della Salute, di Oscar Pischeddu – Vice President – MBA (Mutua Basis Assistance)
  • 19.00 Social Media e Project Management
  • 20.00 Chiusura evento

L’evento si svolge con il supporto scientifico di: Business School IlSole24Ore, IUSVE Istituto Universitario Salesiano Venezia, Osservatori.Net Politecnico di Milano, ed è organizzato da: Netcomm, Web Marketing Manager, Social Media Digital Marketing Italia, Social Media Marketing Italiano, Social Media Markeging Day Italia, Social Partner: Change.org, con il patrocinio e il supportodi : Confcommercio.

Media Partner: Bancaforte, IUSVE Corso di Laurea Magistrale in Web Marketing, Skande, Giornalisti Professionisti e Pubblicisti e Social Media, Agenda del Giornalista, Social Media Marketing Italiano, Lavoro e Formazione, MediaStar, East Media, Assogiocattoli, InsideMarketing, Digital Marketing Lab, Quippe.it, Global Summit, Imprese News, LivingMedia. In collaborazione con: The Soho Loft International.

INFO e iscrizioni: Social Media Marketing Day 2015 Milano

FOTO: copyright Social Media Marketing Day

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Social Media e GDO in uno studio di The Fool

Discussione Private Label- sui social media

 

Presentato a “Marca 2015” da Matteo G.P. Flora, CEO di The Fool, uno studio realizzato sull’analisi di migliaia di conversazioni della rete sull’attenzione e la percezione dei prodotti a marca del distributore, nella Grande Distribuzione Organizzata (GDO).

Lo studio, GDO e Rete: la percezione delle private label, incorona i prodotti delle private label come molto apprezzati dai consumatori e si concentra anche sull’attenzione ai social media da parte delle principali realtà del settore, rilevando che, in linea generale, la GDO è poco presente su questi canali.

Peccato, perché invece gli utenti utilizzano i social per parlare delle marche private, come del resto avviene per molti altri ambiti e settori. Secondo i dati raccolti da The Fool, la COOP è di gran lunga la marca di cui si parla di più, seguita a distanza da Eurospin, Esselunga, Carrefour, Lidl e Conad e le conversazione riguardo i loro prodotti private label sono sostanzialmente neutrali.

I canali più utilizzati dagli utenti per informarsi e per commentare le marche private sono i social network (24%), i forum (26%) e soprattutto i blog (42%). Solamente l’8% risulta utilizzare le news tradizionali come fonte informativa. La prova della web reputation per i prodotti private label appare superata in modo brillante, con un picco di conversazioni neutrali, qualche positività e poche critiche, che indicano la percezione di un buon rapporto prezzo qualità da parte dei consumatori.

Da parte delle aziende oggetto dello studio però, come già evidenziato, non sembra esserci lo stesso livello di attenzione verso i social media. I numeri lo mettono in evidenza in modo chiaro: il 52% del campione di 34 brand indagati dallo studio di The Fool, risulta assente da qualunque social network.

Tra i marchi presenti sui social, pari al 48% del campione, la piattaforma più utilizzata è Facebook, su cui sono presenti 16 aziende su 34, seguito da Twitter (7), Google+ (5) e YouTube (5). Solo un brand su 34 è presente su Pinterest.

LIDL è la marca più popolare su Facebook, con più di un milione di fan, seguito da Auchan, prossimo ai 240.000 fan, Carrefour, che non arriva a 210.000 e Conad, che ne ha meno di 198.000. Quanto ad attività delle pagine, invece, Carrefour è in testa con meno di 36.000 azioni, seguito da Conad (>17.000 azioni), LIDL (>2000 azioni) e Auchan (>1.500 azioni).

Ancora una volta, dunque, sembrerebbe di poter affermare che i consumatori siano un passo avanti, rispetto alle aziende, nell’adozione dei nuovi canali sociali. Da qui passano le conversazioni su brand, prodotti e servizi e non esserci è sempre un’occasione persa. Anche quando, come in questo caso, le risultanze delle conversazioni sono neutrali o positive.

La ricerca completa è disponibile nelle slide della presentazione di Matteo G.P. Flora a Marca 2015, scaricabili da questo link.

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La pubblicità e i Social Media

Your ads hereLa pubblicità serve per generare consapevolezza, interesse, considerazione e desiderio nel consumatore. Si paga un media per attirare l’attenzione del suo pubblico, per farsi conoscere e per promuovere i propri prodotti e servizi.

Si tratta di un’operazione semplice, lineare, il cui ritorno si misura in vendite e in aumento del fatturato, se l’operazione ha funzionato.

Siamo andati avanti così per anni, con evoluzioni che nel tempo hanno raffinato l’utilizzo del mezzo e, al tempo stesso, smaliziato i consumatori, sempre meno propensi a credere a slogan e spot. Poi è arrivato il web e a breve giro i social media, che hanno rivoluzionato il modo in cui le aziende si approcciano al loro target. Una rapida evoluzione dallo spot al post, non a caso un’anagramma, che negli anni avrebbe dovuto generare una pubblicità nuova, diversa, più coinvolgente e più centrata sugli utenti. Questo è avvenuto solo in parte .

Oggi si fa un gran parlare di inbound marketing, della differenza di approccio, di obiettivi e di efficacia tra i paid media, gli earned media e gli owned media, ma di fatto molte aziende continuano incredibilmente a ritenere che la pubblicità sia pubblicità, su qualsiasi mezzo la si declini. Essa serve per generare consapevolezza, interesse, considerazione e desiderio, punto.

La pubblicità sui social media, in effetti, non è poi troppo diversa da tutte le altre, se non per un piccolo ma fondamentale dettaglio: il funnel di marketing sui media sociali è più complesso e i risultati di una campagna dovrebbero essere misurati con metriche diverse. Lo scopo stesso dei social media è differente. Quello che ogni azienda dovrebbe cercare, su questi canali, si chiama coinvolgimento e interazione (gli anglosassoni parlano di engagement).

Un obiettivo difficile, quello dell’engagement. Il passaggio cruciale dall’interruption marketing degli spot al permission marketing dei post ha lasciato molte aziende interdette e ha visto (e vede ancora)  molte di loro utilizzare i nuovi strumenti in modo approssimativo, disarticolato, brevimirante e poco o affatto strategico. Non passa il semplice concetto che questi canali servano per generare relazioni con gli utenti, piuttosto che per bombardarli di pubblicità.

Troppe aziende hanno provato i social e non ne hanno compreso le opportunità, le prospettive e le tempistiche, affrettandosi a comprare di tutto, dai follower ai like, dai fan alla visibilità. Ma troppe sembrano non aver capito una semplicissima cosa: i numeri hanno senso soltanto se si misura quelli giusti, altrimenti sono meri ed inutili dati statistici, da interpretare in funzione dell’umore e delle necessità.

Sui social media contano invece coinvolgimento e interazione e questi passano attraverso commenti e condivisioni, piuttosto che attraverso like e numero di follower. Passano attraverso la relazione biunivoca, che non può e non deve essere ritenuta un obiettivo collaterale. Questo non significa che non sia utile fare pubblicità su Facebook, o su Twitter o su qualsiasi piattaforma sociale, ma che si debba andare alla ricerca di altri risultati, su questi canali.

Indipendentemente dal numero di contatti verso cui rivolgiamo le nostre pubblicazioni, infatti, i numeri che dobbiamo veder aumentare, prima di ogni altra cosa, sono quelli legati all’interazione vera, concreta, che si manifesta nel metterci la faccia commentando o condividendo, piuttosto che al solo apprezzamento. Del senno del like son piene le fosse, mi verrebbe da parafrasare.

Se un nostro post non sponsorizzato su Facebook riceve in media dieci like e nessun commento o condivisione, solo per fare un esempio concreto, prima di pensare a sponsorizzare quello o un altro post per ottenere più visibilità, dovremmo chiederci perché quello che postiamo non funziona e non genera engagement. Invece la maggior parte delle aziende si limita a sponsorizzare e si accontenta di veder fioccare decine di inutili like.

Con questo non voglio far passare il concetto che il like sia un parametro da non considerare, ma soltanto lanciare un chiaro invito a non limitarsi a quel numero e a cercare altro, che non potrà arrivare attraverso la pubblicità, se non impariamo prima cosa funziona sui canali sociali e come si coinvolgono gli utenti. La pubblicità non migliora il nostro approccio e il nostro messaggio; al contrario, essa amplifica il disagio provocato da un messaggio sbagliato, inadatto o inefficace.

Cento like e zero commenti e condivisioni significano una cosa soltanto: abbiamo buttato via i soldi della nostra campagna, dando visibilità a un messaggio capace di raccogliere solo compulsivi e distratti apprezzamenti, senza alcuna reale efficacia.

Rifletteteci, prima di mettere in piedi una campagna pubblicitaria sui media sociali.

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Social Media e Brand: il tesoro vero è la relazione

Google Plus EcoSono quasi dieci anni, ormai, che la rete offre agli utenti e alle aziende la grande opportunità di interagire e di confrontarsi sui media sociali. Un periodo di tempo abbastanza lungo, secondo me, per aver messo a fuoco quale sia il vero ROI della presenza delle aziende e del tempo che esse spendono su questi canali.

Eppure, ogni volta che emerge un “caso” o che accade un nuovo episodio, come è avvenuto con #UnaMacchinaPerRudy, tanto per esser chiari, si torna a dibattere sul senso dei social media e sul senso e la finalità della presenza delle aziende su questi canali, oltre che sulle loro strategie di marketing.

E si torna a leggere interminabili panegirici, ricolmi di terminologie tecniche, spesso usate in modo improprio, e di altissime locuzioni degne di una lectio magistralis, più che del commento ad uno status su Facebook. Ecco, io parlo e scrivo in modo molto meno sofisticato; ma se l’eloquio mi fa difetto, sono immodesto quel tanto che basta per affermare che non altrettanto avviene con il ragionamento e con la conoscenza della materia.

Non la farò difficile, dunque. Anzi, la faccio facilissima: care aziende e cari consulenti e agenzie, se volete vendere in rete, gli strumenti giusti ci sono, uno tra tutti l’eCommerce, nelle sue infinite sfumature e declinazioni; non i social media! Facebook, Twitter & Co. non sono piattaforme di eCommerce e non lo saranno mai. Sono piattaforme di relazione e di interazione e il tesoro che le aziende debbono andare a prendersi è proprio questo: relazione, coinvolgimento, interazione.

La vendita, per come la conoscete o per qualcosa di nuovo e di diverso, arriva dopo parecchio tempo e dopo molto impegno. Forse. Se la vendita non arriva, tuttavia, il tempo e i soldi investiti, se non li abbiamo dilapidati nello sforzo ciclopico di provare solamente a vendere, non finiscono nel gabinetto, ma in una migliore comprensione del perché non si è riuscito a vendere, ad esempio, e di cosa avrebbero (o hanno) invece acquistato i “nostri” utenti.

Essere presenti sui social media non è obbligatorio per nessuno. Io non cerco mai di convincere le aziende a sbarcarci, perché prima voglio che abbiano chiare le motivazioni, per cui dovranno investirci un po’ di soldi e parecchio tempo. Le aziende che buttano via i loro soldi, non sono quelle che capiscono a cosa servono i canali che utilizzano, ma quelle che si illudono di ottenerne qualcosa in più di ciò per cui essi sono stati creati.

Nessuna delle piattaforme che oggi utilizziamo indegnamente per fare pubblicità alle nostre aziende, è stata creata per questo. E se non fosse perché i vari Zuckerberg, Costolo & Co. hanno necessità di camparci, con questi siti, l’opportunità di usarli come strumenti di marketing per le aziende probabilmente non sarebbe mai arrivata.

I Social Media, nella stragrande maggioranza dei casi, sono “solamente” ottimi strumenti di relazione ed è per questo motivo che le aziende debbono imparare ad utilizzarli. Oppure meglio dedicarsi ad altro, tornare in TV, alla radio o sulla carta stampata e continuare a considerare i consumatori un branco di stupide pecore (o di polli in batteria), da imbonire con le solite offerte imperdibili, con i soliti “mai più senza” e con i consueti insopportabili jingle, sui quali nessuno resiste a cambiare le parole, per creare memorabili storpiature.

Smettetela di parlare di “fuffa” ogni volta che qualcuno che di social media ne sa davvero qualcosa, vi ripete che essi non servono per vendere, dunque. Smettetela di accusare chi fa consulenza su questi strumenti di vendere aria alle aziende, di portarle a sperperare i loro soldi sponsorizzando post o acquistando follower, fan o like. Chi lo fa sul serio, questo lavoro, non vende dei numeri ai propri clienti, ma le aiuta a determinare quali siano le metriche fondamentali e quali gli obiettivi da raggiungere e quali i KPI da misurare.

Cosa propongo ai miei clienti, dunque? Il mio approccio prevede un percorso di (in)formazione sui canali sociali, che faccia  comprendere cosa siano, a cosa servano e come si possano utilizzare al meglio per entrare in relazione con i propri clienti e con chi potrà diventarlo. Ma anche un percorso di approccio con utenti in grado di aiutarle a costruire queste relazioni, perché molto popolari, perché esperti di una determinata materia, perché professionisti del loro settore, etc.

Chi ha capito come funziona internet, infatti, sa bene che si tratta di una rete di reti, non di un media in grado di raggiungere milioni di persone in modo diretto, come potrebbe fare una TV. Questo significa che nessuno che utilizza il web è in grado di relazionarsi in modo diretto con un’audience vasta, senza passare per una ragnatela di “hub” e per un groviglio di relazioni, in grado di veicolare il messaggio e di propagarlo con il vecchio meccanismo del passaparola.

Quando un’azienda ha capito questo, ovvero che può sponsorizzare tutti i post che vuole, ma senza la forza del passaparola i suoi messaggi sono affidati al vento, il senso del “fare relazione”, dell’interagire e del coinvolgere diventa chiarissimo. A cosa serve #UnaMacchinaPerRudy, dunque? Di sicuro non a vendere, perché il meccanismo di questa operazione non è basato su un testimonial che fa venir voglia di acquistare un prodotto. Ammesso che ne esistano ancora, di testimonial e di pubblicità davvero capaci di fare questo.

Qui siamo di fronte ad un meccanismo diverso: un’azienda che “attiva” una serie di hub della rete per entrare in contatto e, possibilmente, in relazione con una fetta di utenti che quotidianamente interagisce con quegli hub. Cos’ha comprato l’azienda che ha aderito alla call to action #UnaMacchinaPerRudy? Ha comprato, perdonate l’evidente forzatura, il biglietto d’ingresso ad un party o la tessera di ammissione ad un circolo.

E, proprio come avviene in una festa, adesso dovrà muoversi da sola, in quel party. Certo, l’hub di turno di tanto in tanto la accompagnerà, ma il suo lavoro non sarà quello di reiterare markette in favore di chi gli ha pagato un biglietto o offerto una merce in scambio. L’hub Rudy Bandiera non ha venduto l’anima all’azienda che gli ha dato in comodato d’uso una Smart per un anno, ma l’ha semplicemente introdotta in un gruppo, presentandola come una nuova e simpatica amica.

Ecco cosa fanno i cosiddetti influencer, prima e più che convincere l’azienda a comprare qualcosa o ad agire in qualche modo. Essi, prima di ogni altra cosa, “aprono delle porte”, creano delle relazioni. Sono gli osti delle vecchie osterie, sono le padrone di casa dei salotti buoni, sono facilitatori e attivatori.

Ecco perché il termine influencer è del tutto fuorviante. Ed ecco perché troppi professionisti del settore finiscono per perdersi tra definizioni e neologismi. Perché in molti casi non hanno ben chiaro cosa sia la rete e cosa siano i suoi utilizzatori, dato che strumenti come “Eco” di Google+ chiariscono in modo esemplare.

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Social Media Marketing Day 2014, a Milano il 24 giugno

Social Media Marketing Day 2014 MilanoDopo il grande successo ottenuto lo scorso anno, con quasi 1.000 partecipanti, il 24 giugno torna a Milano il Social Media Marketing Day, organizzato da Andrea Albanese.

#SmmDayIT è una giornata dedicata agli imprenditori e management delle aziende, direzione vendite, marketing e comunicazione, servizio clienti, customer care, communication office, responsabili di progetti web/online e social media che vogliono approfondire tematiche legate al web marketing e alla strategia online.

Durante il corso della giornata si alterneranno sul palco 16 autorevoli relatori, del calibro di Roberto Liscia, David Drake e Rudy Bandiera, per parlare di piattaforme sociali, di e-commerce e di business online.

Ogni relatore tratterà un tema in una delle aree chiave del marketing online e del web. Per ogni tema saranno impiegati 20 minuti di spiegazione pratica e di esperienze reali, più 10 minuti di dibattito con il pubblico.

Agenda del Social Media Marketing Day 2014

24 giugno 2014, gdalle 9.00 alle 20.00:

  • 9.00 Registrazione e Stand espositivi degli sponsor
  • 9.30 Social Media Marketing Trends 2014
  • 10.00 Social Media ed e-commerce
  • 10.30 Social Media e Gestione della reputazione online
  • 11.00 Social Media ed editoria online-offline
  • 11.30 Pausa Networking e Stand espositivi degli sponsor
  • 12.00 Social Media e Customer Care, Contact Center. Social Contact Engagement
  • 12.30 Social Media e CRM (Customer Relationship Management)
  • 13.00 Social Media B2C e B2C (Business to Consumer vs. Business to Business)
  • 13.30 Social Media e Lead Generation (ROI e KPI)
  • 14.00 Pausa Networking e Stand espositivi degli sponsor
  • 15.00 Social Media in Asia Cina Russia Corea
  • 15.30 Social Media e Sport news ed influencers
  • 16.00 Social Media e Cibo, Vino e promozione del Territorio
  • 16.30 Social Media Engagement e Blogger
  • 17.00 Pausa Networking e Stand espositivi degli sponsor
  • 17.30 Social Media e Linkedin Tool Tip Tricks (strumenti, consigli, trucchi)
  • 18.00 Social Media e Twitter Tool Tip Tricks (strumenti, consigli, trucchi)
  • 18.30 Social Media e Google+ Tool Tip Tricks (strumenti, consigli, trucchi)
  • 19.00 Social Media e Facebook Tool Tip Tricks (strumenti, consigli, trucchi)
  • 19.30 Conclusioni, Saluti e prossimi appuntamenti. Stand espositivi degli sponsor
  • 21.00 Cena con i relatori – ad invito (se interessati richiedete la partecipazione)

Io sarò presente nel pomeriggio, dalle 18:30 per “Google+ Tool Tip Tricks“, consigli pratici e veloci per far bene sulla piattaforma sociale di Google. Vi aspetto!

DOVE: Auditorium de Il Sole 24 ORE, Via Monte Rosa 91, Milano (a 100 Metri dalla fermata Metropolitana “Lotto”).

Info e prenotazioni: http://social-media-marketing-day.web-marketing-manager.it/2014