Dicono che il denaro sia lo sterco del demonio. E più lo dicono più c’è qualcuno pronto a demonizzare questa affermazione e a brandire la solita vecchia cantilena secondo cui, qui da noi in Italia, la gente è talmente frustrata e ossessionata dall’invidia che finisce per additare i ricchi, attribuendo loro ogni colpa.

Non è ammissibile, sostengono a loro volta i benestanti, che il solo fatto di avere dei soldi debba essere percepito come un indizio di colpevolezza, di disonestà, di attitudine al compromesso e all’intrallazzo. Essere ricchi non è mica qualcosa di cui vergognarsi!

E infatti a vergognarsene sono davvero in pochi e, anzi, il rovescio della medaglia dell’ipocrisia imperante è la diffusa convinzione che il denaro sia sintomo inequivocabile di successo, di capacità, di palle da esibire con orgoglio, come in un campo di nudisti. Senza paura di mostrare, spesso addirittura ostentando.

Del resto, a ben vedere, nella nostra società il re è sempre adamiticamente nudo. Con le sue grazie e i suoi tesori al vento, animalescamente banchetta con un discreto stuolo numero di persone che stanno bene, piene di soldi, di oggetti, di cariche e di titoli, mentre fuori tutti gli altri, da una parte imprecano contro di loro e dall’altra vorrebbero essere al loro posto, in quella grottesca corte dei miracoli.

E farebbero esattamente come loro, se potessero arrivare a prenderne il posto. Perché, vedete, il denaro questo fa: non è buono né cattivo, ma purtroppo serve a comprare e questa sua natura lo rende capace solamente di corrompere, di prendersi le persone, di trasformarle, di farne altro, quasi sempre peggio.

Nati come uno strumento di civiltà e di progresso, i soldi sono ben presto stati innalzati a fine ultimo, a divinità monoteista, a scopo. Il motivo è semplice, a mio parere: i soldi sono potenzialmente infiniti e, in qualche misura, ci riscattano dalla nostra finitezza, dalla nostra mortalità, da questo inarginabile senso di precarietà che ci affligge e che ci limita.

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Questo video nasce da una vera conversazione e collaborazione con MovieCamp su YourBrand.Camp, in relazione al film “Money Monster”.