Chi mi conosce lo sa, quanto io tenga a certe tematiche. La Decrescita è una di queste, e il 5 giugno prossimo si celebra in tutto il mondo il Pic-Nic per la Decrescita, che ho l’onore di introdurre nella mia città adottiva, Cremona. Sono passati più di 20 anni da quando, nel 1987 fu rilasciato il Rapporto Brundtland (più noto come Our Common Future) dalla Commissione mondiale sull’ambiente e lo sviluppo (WCED). Fu allora che, per la prima volta nella storia, sentimmo parlare di sviluppo sostenibile, grazie all’intuizione della coordinatrice WCED, Gro Harlem Brundtland. Da allora è cambiato molto. Ricordo con affetto i tempi in cui l’associazione ambientalista di cui ero membro, i G.R.E., volarono a Bergen con l’allora Presidente Alessandro Di Pietro per prendere parte alla Conferenza di Bergen, che sancì il principio secondo cui “lo Sviluppo sostenibile è uno sviluppo che soddisfa i bisogni del presente senza compromettere la possibilità delle generazioni future di soddisfare i propri bisogni”.

Diciamolo chiaramente e con tutto l’affetto possibile per quel primo bagliore di coscienza: era davvero la scoperta dell’acqua calda! Ma rappresentò un primo e tardivo passo in avanti verso una nuova sensibilità, ancora tutta da affinare. Oggi parlare di sviluppo sostenibile sembra già (da tempo) inseguire un fantasma del passato. Dal protocollo di Kyōto in avanti l’asticella si è alzata più volte, anche se purtroppo soltanto dal punto di vista teorico, dialettico e politico. Tanto che oggi non basta più fissare degli obiettivi da disattendere, ma occorre andare oltre, superare le promesse e le manfrine della politica e trovare una strada nuova, da percorrere assieme.  Questa strada secondo me si chiama decrescita, un’utopia possibile in cui dovremmo davvero imparare a credere.

E’ per questo che ho deciso di aderire alla giornata mondiale del pic-nic per la Decrescita, proponendo a Cremona un modello di sviluppo che è assolutamente compatibile con le caratteristiche della città dei violini, con le sue dimensioni, con la sua vocazione agricola, artigianale e con la filosofia di vita dei suoi abitanti. Durante l’evento vorrei parlare anche di cohousing, di energie rinnovabili, di come la politica non sia lo strumento adatto per affrontare le sfide del ventunesimo secolo e di come, invece, ciascuno di noi possa avere un ruolo concreto e fondamentale  nel perseguimento di un nuovo modello di sviluppo, sostenibile, durevole, appagante.

Da un modello di sviluppo basato sulla crescita del PIL come indicatore unico dello stato di salute del sistema, dobbiamo assolutamente passare ad un modello che consideri invece il FIL (felicità interna lorda) come parametro fondante; il perseguimento di un benessere non basato sul consumismo e sull’egoismo cieco e sciocco, rappresenta la vera sfida della decrescita. Questa non poggia sul disconoscimento del progresso e della tecnologia, ma considera la sostenibilità un valore centrale ed irrinunciabile rispetto a qualsiasi lusinga o compromesso.

Per chi volesse partecipare al pic-nic ecco il link per aderire.