Ne ho già scritto qui nel 2018 e continuo a seguire con interesse il nuovo corso del censimento permanente della popolazione e delle abitazioni svolto ora a cadenza annuale, anziché decennale, basato sulla combinazione di rilevazioni campionarie e dati di fonte amministrativa trattati statisticamente e inserito all’interno del Sistema Integrato dei Registri statistici gestito dall’ISTAT.

Il primo ciclo del nuovo censimento permanente riguarda gli anni 2018-2021 e prevede due indagini annuali sul territorio (una basata sulle liste anagrafiche e l’altra su un campione areale di indirizzi), condotte su un campione di circa 2.800 comuni (di cui circa 1.100 coinvolti sistematicamente ogni anno e circa 1.700 che effettuano le rilevazioni con rotazione annuale).

La popolazione residente nel 2018 e nel 2019

Al 31 dicembre 2018, data di riferimento della prima edizione del censimento permanente, la popolazione residente in Italia ammontava a 59.816.673 persone. All’inizio del 2018 la popolazione calcolata dall’Istat risultava pari a 60.483.973 (variazione -0,3%).
Un dato sostanzialmente stabile rispetto all’ultima rilevazione decennale del 2011, quando furono contati 59.433.744 residenti.
Al 31 dicembre 2019, data di riferimento della seconda edizione del censimento permanente, la popolazione residente in Italia ammonta a 59.641.488 persone.


Il lieve incremento rispetto al 2011 è da attribuire esclusivamente alla componente straniera. Nel periodo 2011-2019, infatti, la popolazione di cittadinanza italiana è diminuita di circa 800mila unità (-1,5%) mentre i cittadini stranieri sono aumentati di circa 1 milione (+25,1%).
Come già nel 2011 più del 50% dei residenti è concentrato in 5 regioni: Lombardia, Veneto, Lazio, Campania e Sicilia. Rispetto al 2011, si osserva però un calo della popolazione nel sud e nelle isole.

Un Paese che invecchia

L’invecchiamento progressivo della popolazione è chiaramente evidenziato dal confronto tra la piramide delle età dell’edizione censuaria 2019 e quella del censimento del 2011. Tutte le classi di età sotto i 44 anni vedono diminuire il proprio peso relativo (a eccezione delle classi 10-14 e 15-19) mentre accade il contrario dai 45 anni in su, che aumentano di quasi l’11%.
Alla fine del 2019, 13.859.090 italiani (il 23,2% del totale) erano over 65 (nel 2011 la percentuale era del 20,8%). In aumento anche le età più avanzate: gli ultra-settantacinquenni, passano dal 10,4% del 2011 all’11,9% del 2019, e gli ultra-85enni (i cosiddetti “grandi anziani”) incrementano il loro peso relativo sul totale della popolazione residente dal 2,8% del 2011 al 3,7%.
In forza di queste variazioni l’età media della popolazione italiana passa da 43 a 45 anni. La Campania, con 42 anni, è la regione più giovane, mentre la Liguria si conferma come la regione con l’età media più elevata (49 anni).

Più vecchi ma più istruiti

Rispetto al 2011, diminuiscono, sia in termini assoluti che percentuali, le persone che non hanno concluso con successo un corso di studi (dal 6% al 4,6%) e quelle con al massimo la licenza di scuola elementare (dal 20,7% al 16,0%) e di scuola media (dal 30,7% al 29,5%).
Nel 2019 aumentano le persone in possesso di titoli di studio più elevati rispetto a otto anni prima. In particolare, si contano quasi 36 diplomati (31 nel 2011) e 14 laureati (11 nel 2011) ogni 100 cento individui di 9 anni e più, la maggior parte dei quali sono donne (56%). Per queste ultime aumenta al contempo il tasso di occupazione; se nel 2011 rappresentavano il 41,8% degli occupati, nel 2019 il tasso sale al 42,4%. Un’ottima notizia, nonostante permanga uno squilibrio di genere anacronistico e del tutto insostenibile.
Il 35,6% degli italiani possiede un diploma di scuola secondaria di secondo grado o una qualifica professionale, mentre i dottorati di ricerca passano da 164.621 a 232.833, con un incremento pari a più del 40%, pur rimanendo entro numeri del tutto insoddisfacenti (rappresentano lo 0,4% del totale).
Alla fine del 2019 gli analfabeti totali in Italia rappresentano il 4,6% della popolazione (sono il 4% quelli privi di titolo di studio).

Un Paese di Borghi meravigliosi

La diffusione dei dati del Censimento permanente della popolazione ha rappresentato l’occasione per effettuare un approfondimento tematico sui comuni che hanno ottenuto, a partire dal 2001, il riconoscimento dei Borghi più belli d’Italia.
Alla fine del 2019 appartenevano ai Borghi più belli d’Italia 307 comuni, con una popolazione complessiva pari a poco più di 1,3 milioni di abitanti. Due terzi di essi vivono in Borghi fino a 10mila abitanti, mentre 104 comuni hanno tra mille e 3mila abitanti. Nei 66 comuni tra 5mila e 10mila abitanti vivono infine più di 470mila persone, oltre un terzo della popolazione dei comuni presi in esame.
Tra il 1951 e il 2019 solo 12 tra questi comuni registrano una crescita sistematica, mentre 83 sono in continuo spopolamento. Al 2019 il 93% dei residenti nei borghi sono italiani, ma dal 2001 al 2019 si registra un recupero demografico grazie alla componente straniera.

I dati dettagliati a livello di singolo comune sono consultabili nella pagina web dedicata al censimento permanente della popolazione al seguente indirizzo https://www.istat.it/it/censimenti/popolazione-e-abitazioni.


CREDITS: Immagine di copertina tratta dall’infografica “CENSIMENTO PERMANENTE DELLA POPOLAZIONE E DELLE ABITAZIONI: BORGHI PIÙ BELLI D’ITALIA”.

Contenuto scritto in collaborazione con Istat – Sponsored Post #ADV