Non è un film in prima visione, ma ci tengo a scriverne perché lo ritengo estremamente ben realizzato e portatore di molti messaggi di grande importanza e attualità. Il vento fa il suo giro è un film di Giorgio Diritti ambientato in Val Maira, nel cuneese. La storia di un pastore francese che cerca un territorio in cui stabilire la propria famiglia e le proprie capre, lontano dalla “civiltà” quel tanto che basti per vivere dignitosamente e fare il proprio lavoro. Un appello disperato alla salvaguardia della montagna, sempre più risucchiata nel “sistema” e usata oggi soltanto come luogo di vacanza stagionale.
In un mondo in cui tutto è funzionale al consumismo e all’urbanesimo, chi sceglie di “cantare fuori dal coro” è condannato al silenzio e all’emarginazione e, peggio, non trova altro che ostacoli e difficoltà sulla sua strada, che si aggiungono alla durezza del lavoro e dell’ambiente montano.
Un film denuncia che ritrae con lucidità e con dovizia di particolari la situazione reale delle nostre montagne e lo stato in cui versa la nostra società, sempre meno tollerante ed interessata alla propria storia, al proprio passato e alle tradizioni ed usanze che l’hanno portata sin qui attraverso i millenni. Una società ipocrita e meschina, cui fa paura il diverso, lo straniero, il coraggioso, quello che riesce dove gli altri hanno fallito o rinunciato, e che tenta di infrangere quel patto non scritto per cui le cose vanno così e debbono andare così.
Un film da vedere e su cui riflettere. Un film che parla della libertà che non abbiamo, dell’impossibilità di fare scelte non omologate, della scomparsa dei vecchi lavori, delle tradizioni e dell’identità culturale (che peraltro il protagonista vede come un limite). Bello.