I'm just a Cloudworker, you know...

I'm just a Cloudworker, you know...

 

Cloudworker, lavoratore nuvola. La definizione l’ha coniata Venkatesh Rao, blogger e ricercatore alla Cornell University e credo che mi calzi a pennello. Secondo la sua definizione un cloudworker è:

Someone who uses on-demand technology and collaboration tools, such as unified communications, to work anywhere and anytime, and uses the resulting freedom to enable a my-size-fits-me career path and lifestyle.

Cavolo se mi piace! Un professionista che mette a frutto il proprio talento utilizzando la tecnologia in base alle necessità del momento e gli strumenti di collaborazione per gestire i suoi spazi e crere uno stile di vita adatto alle proprie esigenze, lavorando dappertutto e in qualsiasi momento. In questi giorni ne stanno parlando in molti di questa figura, ad esempio Irada Pallanca in “Cloudworker: nuove professioni e futuri manager nell’era del Web 3.0“, su www.key4biz.it, un gran bel post. 

Ed io leggo e traggo conclusioni, come al solito. Un cloudworker è dunque un personaggio che crea contenuti ed opportunità, uno che non ha un contesto sociale vero e proprio né un contesto professionale stabile, ma che può svolgere il proprio lavoro da qualsiasi parte del mondo. Io sceglierei un bel paese di montagna, se soltanto lì trovassi una rete veloce e affidabile, ad esempio. Il social network ed il nuovo web, quello semantico, sono i suoi partner quotidiani, alla costante ricerca di informazioni da maneggiare e di idee da ordinare.

Cosa fa il Cloudworker, nel mio modo di pensare? Tutto e nulla. Crea opportunità, come detto, attraverso la sua capacità di gestire un elevato numero di network e di contatti in più settori diversi tra loro e complementari. Trova nessi ed affinità, etichetta le cose e la gente per fare ordine e creare interazioni, è opinion leader e spettatore passivo al tempo stesso, è scrittore, poeta, artista e tecnico, è poliedrico e versatile come soltanto i veri comunicatori sanno essere. Se ne sta lì nel suo cielo, come le nuvole, e come loro guarda in basso e sceglie dove e quando piovere, se vale la pena farlo, ovviamente. Come le nuvole si muove lentamente nello spazio, perché lui un posto di lavoro fisso in senso tradizionale non ce l’ha. La rete è il suo luogo di lavoro e la rete è ovunque e in nessun luogo.

L’ho detto, questa figura mi affascina. Forse perché lo sono da sempre e non me ne sono mai accorto… O magari perché i titoli e i nomi non mi hanno mai interessato. Quello che mi interessa è il lavoro che svolgo, fatto di mille mansioni e specializzazioni ma riassumibile davvero in quest’unico concetto. Sono una nuvola, sì e sto per piovervi addosso!