Riccardo Luna a Cobox Cremona

Il 27 novembre 2014 è stato inaugurato a Cremona lo spazio di coworking Cobox, nato dal consorzio CRIT (Cremona Information Technology), costituito da aziende come MailUp, Microdata Group ed LGH Linea Com, Incode, Lanzoni, Gamm System, CSA Med e Next. Uno spazio che si propone di rappresentare il luogo “in cui le idee e i progetti condivisi possano prendere forma, trasformandosi in progetti d’impresa nel mondo dell’ICT.”

L’inaugurazione ha visto sul palco esponenti della politica locale e lombarda, come il sindaco Gianluca Galimeberti e il consigliere regionale Carlo Malvezzi, oltre che i rappresentanti del CRIT, a partire dalla presidente, Carolina Cortellini Lupi, Matteo Monfredini, President & CFO Mailup, Gerardo Paloschi, Direttore Generale di Linea Com, Gianni Ferretti, Prorettore del Polo di Cremona e altri interventi.

Il più atteso era ovviamente quello dell’Italian Digital Champion Riccardo Luna, che ha recentemente nominato i primi 100 Digital Champions locali, tra cui la cremonese Stefania Milo, che del Cobox è coordinatrice. Un intervento breve, chiaro, sincero ed estremamente efficace, quello di Luna, che ancora una volta ha messo in luce quello che dovrebbe essere evidente a tutti, riguardo alla situazione italiana del digitale. Questo Paese, più di altri, presenta una sacca di resistenza al cambiamento rappresentato dal digitale che non sarà semplice da fronteggiare. L’innovazione tecnologica è nel nostro DNA, da sempre e ancor più se parliamo di digitale (basti citare Olivetti, Arduino e moltissimi altri progetti Made in Italy in questo settore). Ma non lo è altrettanto la rete, un luogo sconfinato, immenso, pieno di mezzi per esplorarlo e di strumenti per fare tutti insieme le cose che abbiamo sempre fatto, ciascuno per se stesso e senza la forza del digitale e delle infinite tecnologie che esso abilita.

Il problema non è (soltanto) digitalizzare il Paese, ma (soprattutto) aprire la mente delle persone ad un nuovo modo di fare le cose, l’unico che possa funzionare. Innovare non basta, bisogna cambiare, imparare a utilizzare tecnologie, mezzi e strumenti per dare vita a una civiltà nuova, in cui si sommino le idee, le competenze, gli entusiasmi e le forze di ciascuno, piuttosto che contrapporle e metterle in competizione.

Ecco perché è importante cominciare a lavorare insieme, in spazi come quello del Cobox, con una nuova idea del lavoro e del business e con logiche di tipo inclusivo. La rete è questo: l’opportunità di creare un tessuto in cui si possa crescere assieme, unendo forze e capacità per uno scopo comune, che è quello di un progresso che non avvenga più sulle spalle di molti e a vantaggio di pochissimi, ma che rappresenti una vera opportunità per la società e per la civiltà.

Il ruolo dei Digital Champions è in fondo questo: rappresentare dei facilitatori, penetrare nelle istituzioni e nella società portando un messaggio legato alla capacità abilitativa della rete e del digitale, piuttosto che limitarsi ad essere ambasciatori e testimonial della tecnologia in se stessa. Non si tratta di un compito semplice da svolgere, ma è davvero importante che questo avvenga, auspicando che l’entusiasmo di 8.000 nominati possa travolgere il Paese e innescare un vero processo di Digital Tranformation, partendo dalla gente, prima ancora che dalla tecnologia.