Molto interessante la visione di Jeremiah Owyang, di Forrester Research sul futuro del Social Web, recentemente pubblicata sul suo blog personale www.web-strategist.com.

Secondo Owyang, opinione del tutto condivisibile, siamo soltanto all’inizio di una vera rivoluzione del web in chiave social; una rivoluzione che è già iniziata, agli albori del web 2.0 e che si compirà in 5 fasi (che Owyang definisce ere e che saranno tra loro sovrapposte e non necessariamente consequenziali):

  1. Era delle Social Relationships, in cui le persone si connettono e condividono
  2. Era della Social Functionality, in cui i social network diventano vere piattaforme, quasi sistemi operativi online su cui tutto si innesta
  3. Era della Social Colonization, in cui tutte le esperienze in rete avranno carattere sociale
  4. Era del Social Context, in cui i contenuti saranno del tutto personalizzati
  5. Era del Social Commerce, in cui la community definirà nuovi prodotti e servizi

Dove siamo arrivati, oggi? Difficile orientarsi nella cronaca e cercare risposte che soltanto la storia è in grado di fornire. Sicuramente abbiamo doppiato la prima era e ci sono evidenti segnali di un imminente passaggio alla seconda, ma il web ci ha insegnato che i cambiamenti possono essere rapidi oltre ogni immaginazione e per molti versi epocali.

Oggi, rileva Owyang, ogni utente ha molte differenti identità, una per ciascuna piattaforma o portale, e lo sforzo di interazione tra i diversi network è ancora troppo blando per poterci dire già parte della seconda era. In un imminente futuro, però, ciascun utente avrà una sua identità digitale univoca per il social networking, l’e-commerce, i servizi della pubblica amministrazione e molto altro.

Ciò che oggi è un mero agglomerato di username, pseudonimi ed avatar sarà domani l’estensione virtuale della realtà quotidiana in tutti i settori e a tutti i livelli e la rete renderà possibili attività che ancora oggi le sono negate. Cosa concludere, alla luce di questa rilucente visione? Ancora una volta non posso non rimarcare come gli utenti siano già pronti ad una rivoluzione che, con ogni probabilità, troverà le nostre aziende del tutto impreparate

 

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