Un articolo de “La Repubblica” del 2 giugno 2009 (Festa della Repubblica, quella italiana), affronta il tema delle nuove esigenze immobiliari delle famiglie, strizzando l’occhio nella chiusura al co-housing, annoverato tra i vari “esperimenti coraggiosi” possibili per risolvere numerosi prolemi.

Un bel pezzo, quello di Michele Smargiassi (Cambiano le famiglie italiane e le case diventano flessibili), che mette in luce quanto gli italiani siano ancora molto distanti da soluzioni moderne, vivaddio coraggiose e sostenibili, perché sperimentali, poco conosciute e addirittura recanti “nomi ancora oscuri” come il cohousing.

Nuove esigenze ma vecchie e immobili abitudini all’acquisto, dunque, anche se “la società invece è mobilissima: cambia la struttura delle famiglie, cambia la mappa catastale delle nostre esigenze. E le nostre case ci stringono, ci tirano, ci vestono male“.  L’articolo è una bella indagine sul “punto immobiliare” e rivela che la richiesta di unità abitative di dimensioni importanti (e comunque non propriamente da single) è ancora molto alta, nonostante la crisi economica e sociale.

Peccato, mi viene da scrivere. Perché, come spesso ho evidenziato, il co-housing sarebbe in grado di risolvere molti problemi e di ridurre la necessità di metrature ampie ad uso privato, in favore di spazi, servizi ed attrezzature comuni. Quanto ci metterà la nostra “piccola” Italia a capirlo?