Non molti lo ricordano e lo celebrano, ma oggi ricorre il 701esimo anniversario della strage dei Templari, ovvero dell’emissione della bolla di messa al bando dell’ordine da parte di Papa Clemente V, su pressione del Re di Francia, Filippo il Bello. La bolla, che accusava i cavalieri di eresia, doveva essere aperta in tutte le nazioni europee nello stesso momento, così da poter agire in contemporanea e cogliere di sorpresa i Templari.
All’alba del 13 ottobre 1307, Guglielmo di Nogaret (l’autore dello storico schiaffo di Anagni a Bonifacio VII), irruppe nel Tempio in compagnia di numerosi soldati ed arrestò il Gran Maestro dell’Ordine Jacques De Molay ed i cavalieri che erano con lui, sorpresi nel sonno, rinchiudendoli nelle prigioni del Tempio stesso. Molti altri arresti e violenze fecero eco in tutta Europa, decimando l’Ordine e costringendo i superstiti alla fuga e alla latitanza.
Un evento cardine per la storia dell’occidente (e non solo). All’epoca i Templari erano la più grande potenza economica europea ed il loro potere era immenso. Eliminarli fisicamente significò modificare profondamente gli equilibri dell’occidente e mutare il corso della storia come forse mai era accaduto in precedenza.
Lo scorso anno il vaticano riabilitò parzialmente i Cavalieri del Tempio pubblicando un volume che racchiude quattro importanti pergamene dove sono annotati 38 verbali di interrogatori; “Processus contra Templarios” riproduce fedelmente la pergamena di Chinon sull’assoluzione ai Templari da parte di Celemente V. Per ulteriori dettagli sul volume e sulla storia del leggendario Ordine è interessante consultare direttamente il sito dei Cavalieri Templari.
Oggi la situazione internazionale assomiglia vagamente a quella del 1307. All’epoca Filippo il Bello di Francia era indebitato pesantemente con i Cavalieri del Tempio e per questo, si dice, pressò Clemente V affinché il loro predominio fosse annientato. Anche ai nostri giorni le banche la fanno da padrone, eppure all’improvviso soffrono i contraccolpi del loro stesso strapotere. Paradossalmente, però, nessun De Molay dei nostri giorni finirà sul rogo per aver prestato molti più soldi di quanto non fosse lecito e prudente fare… tutt’altro. Nel 2008 i banchieri “eretici” ed i grandi manager vengono liquidati non con il fuoco, ma con quello stesso denaro con cui hanno esposto le loro aziende ai pericoli del mercato. Che De Molay mi perdoni per l’irriverente paragone…