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Archivio per la categoria ‘visibilità’

InfoCremona.com, una buona vetrina commerciale 2.0

screenshot infocremona 300x152 InfoCremona.com, una buona vetrina commerciale 2.0Chi fa questo mestiere lo sa; esistono molti modi per promuovere una attività in rete e nessuno è giusto o sbagliato in assoluto, nessuno può essere sottovalutato o scartato a priori. Noi che vendiamo siti web a volte tendiamo a minimizzare l’efficacia dei portali, a dire ai nostri clienti che un sito proprio è la migliore strategia possibile. In linea di principio forse è vero, ma non si può essere belle isole senza efficaci collegamenti, nel web, e i portali di settore servono proprio a questo, a raggruppare realtà e a dare visibilità a tutti, indipendentemente dalla validità e dalla presenza di un sito web.

Il mio viaggio tra i portali commerciali offerti dal web parte da qui, dalla presentazione delle creature di Studioweb76 di Cremona, dell’amico e collega Davide Cavalleri. InfoCremona.com è una delle sue realizzazioni più interessanti (scarica la presentazione) e consente alle attività commerciali di Cremona e provincia di ottenere una grande visibilità, fortemente targettizzata, ad un costo minimo. Ma perché un piccolo negozio di provincia dovrebbe promuoversi attraverso il web e su questo portale? Semplice, perché il web è il luogo in cui gli utenti cercano. E non cercano solamente quando hanno bisogno di qualcosa, come avveniva con le vecchie Pagine Gialle, ma cercano in continuazione, passano il tempo, valutano idee, scambiano opinioni.

Ecco perché i portali commerciali rappresentano un buon investimento, anche per le piccole aziende a carattere prettamente locale. Essere presenti in rete e sui portali significa essere trovati non soltanto da chi ci sta proprio cercando, ma soprattutto avere visibilità in un grande acquario di idee, desideri, opportunità ed interazione. Già, perché le vecchie Pagine Gialle comuincavano in una sola direzione, senza possibilità di conoscere quante dita ne avessero scorso le pagine passando sul nostro nome senza neppure soffermarsi o pensando “questo lo chiamo dopo” senza poi farlo. Il web è interazione allo stato puro, meno “imbarazzante” della vecchia telefonata ma più costruttivo, perché monitorabile in tempo reale e statisticamente attendibile.

Twitter, un grande strumento di comunicazione e aggregazione: gli hashtags

La cosa che mi piace, di questo strumento, è la semplicità d’uso e la grande integrabilità con le altre piattaforme di condivisione. Una sorta di grande sommario in cui scorrono milioni di link, oltre che cinguetti di sublime ma perdonabile inutilità. Credo di saperlo utilizzare abbastanza bene questo strumento, ora, e tuttavia sento di averne trascurato aspetti e funzionalità importanti, come il cancelletto # (hashtags), ad esempio, che utilizzato davanti ad una parola la cataloga e la rende in un certo senso un indice, una connessione tra tweet che parlano dello stesso argomento. Se io scrivo #roma, infatti, il mio tweet sarà automaticamente elencato nelle ricerche degli utenti con keyword “roma”.

Sembra una grande banalità (e lo è sicuramente per gli utenti avanzati), ma se utilizzata con parsimonia ed intelligenza, questa funzionalità consente di ottenere ottimi risultati. Uno dei casi più frequenti di utilizzo è legato alle emergenze o agli eventi, per racchiudere in un unico feed tutti i tweet che ne parlano, ma la tendenza a farne uso si sta diffondendo con grande rapidità e in tutti gli ambiti. Con l’utilizzo del #cancelletto si possono infatti ottenere numerosi scopi, il più noto dei quali è il #followfriday, con il quale si suggerisce ai propri followers di seguire altri utenti che riteniamo interessanti. Ma si può anche taggare con il #cancelletto un brand, una marca, il nome di una città o di un evento, indicizzandolo in tal modo per la ricerca.

Di più: si possono creare nuovi “giochi” o tendenze, come l’invenzione delle #paroledelgiorno, ad opera del geniale Rudy Bandiera, che ogni giorno fa un piccolo elenco di parole desuete per intrattenere i suoi followers e per creare “movimento” e aspettativa. Ecco, questa è un’altra grande opportunità offerta da Twitter e dall’uso del #cancelletto. Un buon uso di questo strumento è assimilabile alla creazione di un brand, un marchio spendibile e visibile non soltanto nella cerchia dei propri followers, ma da chiunque cerchi in Twitter quel termine, aumentando così le opportunità di essere letti, seguiti e commentati.

Un solo consiglio: utilizzatelo poco ma bene, come se fosse una keyword da spendere con saggezza nell’ambito di un post da 140 caratteri appena. Utilizzatelo come una firma o per dare risalto e visibilità a post che trattano di argomenti di comune interesse, ad esempio “#F1: dalla gara di Monza la #Ferrari di Massa passerà a Fisichella”. Una risorsa preziosa anche per le aziende che utilizzano i social media per promuoversi, perché attraverso l’uso del #cancelletto i loro brand potranno emergere nelle ricerche e permettere una tracciatura più efficace. Un ultima cosa: affinché la vostra strategia di comunicazione attraverso gli ashtags si realizzi, non dimenticate di seguire l’account @hashtags su Twitter; in questo modo sarete automaticamente aggiunti nei risultati delle ricerche e i vostri hashtag saranno tracciati.

Per saperne di più: Piccola guida agli Hashtag di Twitter.

Il paradosso della visibilità nell’epoca di Google, Facebook, Twitter & co.

Siamo ancora molto lontani, ritengo, dal comprendere e dallo sfruttare appieno le opportunità offerte dalla rete e le sue dinamiche più profonde. I “rumors” causati dalle proteste del popolo iraniano a seguito delle recenti e controverse elezioni, hanno stimolato alcune considerazioni e rinnovato in me l’antico “so di non sapere” di socratica memoria, associato ad un promettente “quindi studio e mi informo” di mia personale creazione.

Tra i tanti, in queste ore, leggo un bel post di Gianluca Rini su www.onemarketing.it, “Iran: le proteste aiutano il marketing del Web 2.0“, che in qualche modo da voce alla teoria secondo cui molto dell’impeto con cui i nuovi media stanno “pompando” la protesta sia in realtà il frutto di una sottile ed acuta campagna di marketing messa in atto da Google, Facebook e Twitter, che peraltro stanno lanciando nuovi servizi proprio in questo contesto. Chissà, la mia innata natura dietrologica potrebbe anche decidere di aderire a questa corrente di pensiero… Read the rest of this entry »

Pagine web statiche e blog post, alcune considerazioni SEO

Prendo spunto da un ottimo post di Barry Welford, recentemente pubblicato su www.searchenginepeople.com e intitolato “Dieci buoni motivi per rielaborare i vostri vecchi blog post” (titolo originale “10 Reasons For Editing Your Published Blog Posts”). Welford sostiene l’utilità di questa pratica sotto diversi aspetti, non ultimo quello SEO. Analizzando il traffico ottenuto dai singoli post, infatti, si può cercare di ottenere un maggior numero di visite modificandoli e migliorandoli.

Oltre a questo, sempre secondo Welford, si possono correggere errori, aggiungere immagini, approfondire il tema, inserire nuovi sviluppi e dare seguito ai feedback dei visitatori. Ma soprattutto si può creare quello che lui definisce “valore imperituro”, ovvero ciò che maggiormente differenzia una pagina scritta su carta da una pagina web. E ha ragione. La migliore enciclopedia cartacea del mondo ha oggi una vita media che non supera i 10 anni, poi diventa quasi carta straccia, mentre una pagina web (e a maggior ragione un blog post) è qualcosa di vivo, in continuo aggiornamento e sempre disponibile per la lettura. Read the rest of this entry »

Lo scambio link è morto: W lo scambio link!

Ringrazio CatePol per l’idea di questo post sullo scambio link. A giudicare da quanti webmaster me lo chiedono ancora, si direbbe che questa “vecchia” pratica sia ancora qualcosa di utile e di vivo, anche nello sfavillante mondo del web 2.0. Ma è davvero così? Ha ancora senso parlare di link exchange in relazione al posizionamento, al page rank, al SEO e a tutte le possibili strategie di ottimizzazione di un sito web?

Forse sì, forse no, direi. Di sicuro il reciprocal link exchange ha perso molto del suo impatto sui motori di ricerca per molti motivi, non ultimo il proliferare di directory di scambio gratuito che nel tempo hanno privato questa pratica del suo senso originario. Il web 2.0 ha fatto il resto, modificando anche gli usi e i costumi degli operatori del web, che ora cercano traffico e visite in molti altri modi.

Scambio sì o scambio no, dunque? Personalmente sarei fortemente tentato di dire no, arrivati a questo punto, ma di sicuro essere linkati da un “sitone” ha ancora il suo bel fascino (e anche i suoi effetti in chiave SEO), ci mancherebbe. Quindi scambio link “può darsi”, ma che sia con un sitone davvero, uno di quelli che danno autorevolezza, che ti collocano in un preciso “ecosistema digitale” e che portano traffico qualificato e visite pesanti. Qualcuno ha qualcosa da aggiungere?

 Lo scambio link è morto: W lo scambio link!

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