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Twitter, sei anni fa il primo tweet

primo tweet della storia Twitter, sei anni fa il primo tweetTwitter compie sei anni. Il 21 marzo del 2006, in una data fortemente evocativa per i pasticcioni di numerologia (cit. Fossati) come il sottoscritto, il suo fondatore Jack Dorsey lanciò il primo tweet della storia, per la verità ben poco epico nella sua disarmante semplicità: “just setting my twttr“, con buona pace di chi avrebbe preferito qualcosa di ben più carismatico.

Ma si sa, i veri geni della rete quasi mai si lasciano andare a frasi che bucheranno lo schermo della storia, restando negli annali. Dobbiamo accontentarci, se non altro della curiosa versione codicefiscalizzata del nome, che per il buon Jack al debutto era un impronunciabile ma parecchio cooltwttr“, che dovrò ricordarmi di usare spesso.

Scherzi a parte, quel primo vagito di sei anni fa a dato il via ad uno dei cambiamenti più imponenti nel corso della storia dell’umanità, centrando in pieno il senso e la natura stessa della rete con una piattaforma talmente semplice da riuscire a sfruttarne tutte le potenzialità, anticipando tendenze che solamente ora iniziano a diventare dei veri e propri standard.

Twitter ha saputo fare, in questi pochi anni, di più e di meglio di quanto non fossero riusciti a fare altri colossi del web, primi tra tutti Google e Facebook. La vera rivoluzione di Twitter, è stata probabilmente quella di aver intuito che oltre a dare alle persone la possibilità di interagire in tempo reale con altri utenti e con la rete intera, era necessario canalizzare le conversazioni per argomento, in modo che i tweet potessero essere etichettati e resi visibili a tutti gli utenti in funzione dei loro interessi.

La chiocciolina @ e l’hashtag # di Twitter hanno reso possibile in modo semplice quello che oggi tutti ammiriamo come il più grande fenomeno di informazione, a carattere globale e in tempo reale, che sia mai stato concepito. @ e # sono le coordinate che permettono agli utenti di conoscere persone e notizie interessanti, mettendo a frutto la potenzialità più sbalorditiva del world wide web, ovvero la sua ubiquità e onniscenza, prima di Twitter di difficilissima applicazione.

Per come la vedo io Twitter dimostra un buon numero di teoremi che troppo spesso sono inascoltati o sottovalutati. Primo tra tutti quello che la semplicità è il primo e più importante parametro da prendere in considerazione, quando si pensa ad un grande progetto che voglia avere successo e riscontro su scala mondiale e cambiare davvero del “regole del gioco”. L’antitesi di questo paradigma può a buon titolo essere considerato il caso dello Stealth, bombardiere strategico transonico statunitense in grado di trasportare armi convenzionali e nucleari; il più costoso aereo della storia, costo medio unitario valutato in 737 milioni di dollari nel 1997. Tanto complesso ed evoluto da rivelarsi drammaticamente fragile, come dimostrò il clamoroso abbattimento subito durante la guerra del Kosovo, ad opera di miliziani dotati di armamenti del tutto inadeguati. Un vero #epicfail storico.

Twitter è invece semplice, essenziale, sintetico e diretto. Si presta tanto alla conversazione in stile chat, in cui noi italiani eccelliamo, quanto alla diffusione di notizie e informazioni di ogni genere, anche corredate da foto e geolocalizzate. E’ la somma delle più moderne tecnologie della rete, ma non lo ostenta, limitandosi ad offrire in modo selettivo e opzionabile tutte le sue opportunità agli utenti. E’ il miglior strumento per comunicare in tempo reale, l’unico che mi permetta di twittare, ad esempio,  ”terremoto” e di offrire un’informazione completa ai tuoi follower e al mondo intero, decine di minuti prima di qualunque altra fonte d’informazione!

Questo post è quindi una vera e propria dichiarazione di amore, di stima e di rispetto per il media che più di ogni altro e in soli 5 anni (il boom risale al 2011) è stato capace di cambiare il modo di comunicare e di interagire, di collaborare, di fare networking, di creare gruppi di utenti che possono con facilità creare eventi e manifestazioni, fare business, interagire a più livelli e attrarre l’attenzione, anche dei media tradizionali, solitamente molto difficili da “circuire” e che invece hanno tributato a Twitter e ai suoi utenti incredibili attestati di stima, oltre che svariati minuti e colonne di spazio nei loro rotocalchi e palinsesti.

Grazie Twitter, per tutto quello che mi hai fatto conoscere in questi anni, per le belle persone che ho incontrato, prima in forma virtuale e poi quasi sempre anche nella realtà. Gente come Rudy Bandiera, Davide Licordari, Andrea Antoni, Giulia Guardo, Cromobox, sTen e i Creadigitali, talenti veri e mirabolanti guitti della rete, come l’incredibile Iddio o l’ineffabile Insopportabile. Davvero non riesco ad elencarli tutti (e del resto ne seguo più di 15 mila), ma sono pronto a giurare che si tratti di gente meravigliosa, cui voglio bene e con la quale sono sicuro che riuscirei davvero, a cambiare questo mondo e questa società. Da dove cominciamo? Ah, sì, dagli auguri: Happy Birthday Twitter!

#MotoRaceTweet, a twitterview experiment with MotoRaceFeed

MotoRaceTweet Twitterview1 #MotoRaceTweet, a twitterview experiment with MotoRaceFeedAs a part of my case study on “Twitter & MotoGP”, started in Valencia, during the last race of 2011 season, I had the honour to have a very good and interesting “twitterview” with Gaelle of @MotoRaceFeed and a lot of their followers and readers. It was another great occasion to understand what people expect from Twitter and what they do and get using it. This experiment has allowed to point out that the real strength of Twitter is based on its immediacy, on the power of the hashtag, which allows you to follow a topic in real time and from around the world and on its ability to build relationships and interactions that can leave the virtual dimension and extend into real life.

A great media, with huge prospects, the ideal tool for live streaming of events of all kind, all over the world. Very interesting to notice that Twitter is a way to meet and interact with people following “niche” topics and passions and that it would be difficult to meet people like themselves in real life and in the nearby. I just paste here the feed of the twitterview,  giving some importance to the most relevant tweets:

@Cla_Gagliardini: @MotoRaceFeed, 1st question: What do people expect from Twitter as a media to get infos on their favourite topics?

@MotoRaceFeed: I think people use Twitter to get info quicker and also from direct sources like teams and riders.

@Almightydutch: Information and viewpoints not readily available through ‘normal’ media channels.

@MotoRaceFeed: Yes, @Almightydutch and you get different angles on stories too via Twitter

@Cla_Gagliardini: I think it’s a brand new way to get in touch with news and sources. May be even to interact with some of them?

@MotoRaceFeed: Yes, I have been doing this feed for almost 2 years now and it is amazing the people I have twitted with.

@Orinocho: I wish the racers were more acssesable to talk to like at the Twitter Timeline

@AmboClaire: I go 1st for Twitter for motorsport & breaking news. Try to get things verified by several sources.

@tkcaba: I use @MotoRaceFeed to play catchup, being in USA I miss a lot.

@MissBethAndrews: The feed has told me of both the passing of Shoya (Tomizawa) and the passing of Marco (Simoncelli).

@MotoRaceFeed: Twitter is still strong for news and getting stronger.

@vortex155: Twitter is a good medium for real time info.

@Cla_Gagliardini: @MotoRaceFeed What do people mostly ask you on Twitter? May be something they can’t find on the old medias?

@AmboClaire: It’s the fact that it’s instant. Basically it’s online texting to the masses.

@tkcaba: I see news I tend to keep reading tweets until confirmed.

@MotoRaceFeed: It is usually faster than the old media. Questions vary from timings to crash updates etc…

@AmboClaire: Also, instant pictures too. This, sometimes has a downside as demonstrated when we lost Marco (Simoncelli)

@Cakra_54: I’m from Indonesia, to keep me update for all races I just check my timeline from @MotoRaceTweet.

@tkcaba: Before twitter I really had to search the net for info, now with twitter the news is there.

@proc1: Its interesting to get live thoughts while watching the races. Different perspectives all at once. Very habit forming.

@vortex155: @motoracefeed is at the spot, most of her followers aren’t, so she can do something extra.

@MotoRaceFeed: People also like the fact that they can ask me about less known riders on track and I give updates.

@dewiBarca: Thats cool. Do u remember how many time u meet n has a conversation with Pedrosa?? icon biggrin #MotoRaceTweet, a twitterview experiment with MotoRaceFeed

@tkcaba: You can ask about a rider that isn’t at the top and she can get the info.

@MotoRaceFeed: Definitely. I used to be the only one on Twitter in the Media Centre. Now, many people are!

@AmboClaire: I also think now after personally being on here for nearly 3yrs, it’s taken more seriously.

@AmboClaire: My brother makes a business out of instant messaging organisation in businesses. It’s HUGE.

@AmboClaire: Twitter & similar IM platforms & cloud tech are the way forward kids!

@AmboClaire: Me neither & I was a BBC news junkie. This is news & friends on the gooooo!

@MotoRaceFeed: I haven’t used anything else in the past 2 years. I don’t even watch news on TV much now.

@Cla_Gagliardini: Could Twitter be a way to organize some meetings or events based on moto race passion to get in touch in the real life, for example?

@vortex155: May I ask one? How do most people tweet? I prefer mobile device.

@Cla_Gagliardini: I use it mostly on mobile device, but PC is more comfortable!

@ucha6911: I can reunite with lots of motogp fans around the world on the track by using twitter icon wink #MotoRaceTweet, a twitterview experiment with MotoRaceFeed

@MotoRaceFeed: Yes, @Cla_Gagliardini racing fans have been meeting and organising events via Twitter for a while now -- Tweetups!

@tkcaba: Lots of people use twitter to arrange tweetups!

@MotoRaceFeed: Many bike racing fans have met during rounds all over the world thanks to Twitter.

@tkcaba: It is great fun to meet people you have “met” on twitter

@jearle: I’ve met a lot of other photographers at MotoGP and WSBK through Twitter.

@vortex155: Would like to see more tweet minded sport orgaisations, instead of the use of facebook, the power is the hashtag, so no fuzz.

@MotoRaceFeed: We did organise a Tweet up with fans and the guys from Fiat Yamaha last year at Silverstone

@vortex155: …Twitter aint popular overhere, and you get no info at all during national endurance races for instance.

@Cla_Gagliardini: @vortex155 Twitter will be soon very popular everywhere, I guess! Twitter is the future of human relationships!

@vortex155: That other medium is more popular overhere, Facebook, but that’s a complete mess and never cant be used for live stream.

@gre2gor: Before I had not had a chance to keep in touch with all the sports like #motoGP, Since you guys twits, I can be more involved.

@Cla_Gagliardini: So it is not only virtuality, Twitter is also and absolutely real life and real time, is’nt it?

@proc1: IM certain there are others, who just like me only joined twitter to get faster racing news.

@vortex155: …Twitter is a great medium if used proper, like @MotoRaceFeed does.

@AmboClaire: Oh yes. I’ve met about 30 people from Twitter and a few of the are now close friends icon smile #MotoRaceTweet, a twitterview experiment with MotoRaceFeed

@jearle: Also, at events, we can be asked over twitter to take specific photos of riders.

@tkcaba: It’s great when the riders tweet, whether it is every day stuff or race/injury info, you can feel connected.

@MotoRaceFeed: @vortex155 Thank you. I wouldn’t do it without my followers’ support and interest.

@jearle: I’m enjoying reading the #MotoRaceTweet #Twitterview discussion between @MotoRaceFeed and @cla_gagliardini -- take a look.

@racenerd: We had one (meeting) in Assen. Was great and we have plans to do it again!

@MotoRaceFeed: I hope to join the Assen 2012 gang! icon smile #MotoRaceTweet, a twitterview experiment with MotoRaceFeed

@callmesarii99: I’ve met a bunch of people who love MotoGP through twitter and make some friends icon biggrin #MotoRaceTweet, a twitterview experiment with MotoRaceFeed

@Cla_Gagliardini: @jearle can I ask you why a lot of photographer tweet locked (private)?

@MotoRaceFeed: Not many of the top bike racing photographers I know have locked account.

@jearle Jared: I have no idea. I follow a lot who aren’t. Most using Twitter as marketing understand they need to be seen.

@vortex155: Think people who lock twit, use same logic as facebook. Choose who follows or not, a bit strange.

@jearle: Agreed. Look at @ProNikon @scottjonesphoto @MikeEvstog and lots more as examples.

@ProNikon: I’m not sending out “private life” tweets or in a small amount which are well over thought… Almost everything is bike related icon wink #MotoRaceTweet, a twitterview experiment with MotoRaceFeed

@MotoRaceFeed: Some people have a locked personal account for private life and a public one for bikes. Like me.

@Cla_Gagliardini: So, Twitter is about information, interaction, meeting people online and in the real life, getting in touch… someting more?

@MissBethAndrews: It gives the sport a greater atmosphere! I don’t know many people in my life who love #MotoGP.

@jearle: I’m sure that you’ve seen how wide this #MotoRaceTweet travels with the sheer volume of people replying. icon smile #MotoRaceTweet, a twitterview experiment with MotoRaceFeed

@MotoRaceFeed: That’s it. Faster way to get news and find people with the same interests. Great for debates too.

@tkcaba: All off that, twitter makes it easy to discuss racing with other like minded people.

@MotoRaceFeed: As a woman, Twitter has been the best way to find other ladies with bike racing interest.

@AmboClaire: My 40th fancy dress party this yr. These are just the Twitter folk from all over UK! http://lockerz.com/s/154924749

@MissBethAndrews: I would support that too, i get a lot of responses off men as well saying its great to see!

@BoxerRach_99: Me too! RT @callmesarii99: @MotoRaceFeed @cla_gagliardini I’ve met a bunch of people who love MotoGP through twitter and make some friends icon biggrin #MotoRaceTweet, a twitterview experiment with MotoRaceFeed

@GuidaFerrara: Sharing hopes and fears the very moment you feel them,realizing you are not alone. Beautiful feeling!

@MotoRaceFeed: When people can’t watch TV, they ask me how their favourite rider is doing, weather conditions, timings…

@MotoRaceFeed: It’s funny how many people still think I am a man because of my live feed!

@proc1: @hey were very precise machines, exactly what motoGP is supposed to be about. faster than the 990s thats progress.

@vortex155: I tweet mostly comments I guess no specific Q, its live racing you cant change whats happening.

@tkcaba: There is a learning curve, when to ask and when to just wait and read/watch.

@MotoRaceFeed: More seriously, I get asked about riders’ conditions too when they crash as fans get concerned.

@louisamae91: The feed was the best thing i found last year when i couldn’t watch the races.

@MissBethAndrews: I know!!! Motorsport is assumed a man’s sport. People still looked shocked when I out do them.

@MissBethAndrews: A lot of people, men especially noted that my #Sic blog summed their emotions up perfectly.

@DaveNeal: I’ve found lots of people to share my bike passion on here, met some of them -- great people!

@vortex155: Btw…thing is Twitter sits on a huge goldmine & still don’t get how to dig it up, but it’s quite simples actually.

@Cla_Gagliardini: OK, last question for @MotoRaceFeed. How did you share with your tweeps the great emotions for #sic ceremony in Valencia?

@MotoRaceFeed: I posted photos on motoracereports.com later that day and described the atmosphere to the fans all weekend.

@MotoRaceFeed: Photos were better than words. Always the case in those tough situations.

@callmesarii99: We cross the world cross the country only by twitter icon smile #MotoRaceTweet, a twitterview experiment with MotoRaceFeed

@Cla_Gagliardini: So, it’s getting late, for me… sorry, but I have to leave you in some minutes. You are great, thank you all!

@Cla_Gagliardini: Thank you @MotoRaceFeed and thank all #MotoRaceTweet people. Tweet you soon, bye!

@MotoRaceFeed: Thank you to @Cla_Gagliardini for the #MotoRaceTweet #Twitterview experiment and to all of you who participated.

@MissBethAndrews: @Cla_Gagliardini It was lovely to speak to you!

@yodiwijaya: RT @MotoRaceFeed: Thank you to @Cla_Gagliardini for the Twitterview experiment and to all of you who participated.

@vortex155: It was a good experiment. We should do it again. Grazie mille! #MotoRaceTweet Cheers.

Twitter hashtag, cosa sono e come orientarsi

logo 300x300 Twitter hashtag, cosa sono e come orientarsiTwitter è senza dubbio il mio social preferito. Mi permette di restare informato in tempo reale sugli argomenti di mio interesse, oltre che di fare networking. Ecco perché credo sia più giusto definirlo un Information Network, più che un social in senso stretto, cosa che di fatto ovviamente è. Per restare sempre informato sugli argomenti di mio interesse uso prevalentemente due strumenti: le liste di utenti, che creo in funzione delle materie principalmente trattate e gli hashtag, vera pepita d’oro di questa social miniera.

Cosa sono gli hashtag? Sono dei tag, etichette che si “incollano” ai tweet utilizzando il simbolo “#” (es. #MotoGP, per indicare che il tweet fa riferimento alla Moto GP) e che permettono a chiunque di leggere quanto si è twittato senza necessità di essere seguito da chi legge, che ci troverà semplicemente facendo una ricerca sul tag. La Primavera Araba, la morte di Marco Simoncelli, l’alluvione a Genova e molti altri accadimenti, sono tutti esempi di come Twitter rappresenti in tutto il mondo una fonte di informazione trasversale e un grande strumento di giornalismo partecipativo.

In soli 5 anni di attività, Twitter è stato capace di raccontare il mondo in diretta in soli 140 caratteri. Non solo, storie come quelle legate a #chucknorrisfacts o al famigerato #tunnelgelmini, o ancora al grande successo di Spinoza.it, insegnano che questo media è in grado di creare un’infinità di variabili umoristiche, grazie all’enorme quantità di cervelli che lo compongono e alla forza degli hashtag, che mettono in comunicazione in tempo reale queste intelligenze.

Ma come facciamo a sapere quando e quale hashtag usare oppure quando crearne uno nuovo? O ancora, quale hashtag cercare per essere informati in tempo reale su un determinato argomento? Tempo fa mi sono posto questa domanda, perché in rete non trovavo nulla di particolarmente utile al mio scopo e così ho creato TweetHashtag.comall the news you need, hashtag after hashtag, coadiuvato dalla social media agengy NetPropaganda, una sorta di enciclopedia in cui ognuno può aggiungere i propri hashtag, spiegare cosa significano e invitare  i lettori ad approfondire sul proprio blog attraverso link o video. Allo stesso modo chiunque incuriosito da un qualunque evento può sempre trovare l’hashtag corrispondente tramite il motore di ricerca interno. Chiunque può richiedere la registrazione al sito ed inserire quello che ritiene opportuno, oppure può scrivere ai gestori del sito lasciando così a loro il “lavoro sporco” di inserimento.

Questo progetto non vuole rappresentare una rivoluzione, né ambisce al successo, alla gloria o a chissà quale altra meta. L’idea è quella di offrire ai giornalisti e a tutti gli utenti uno strumento per trovare più facilmente quello che stanno cercando, collaborando insieme ad altri utenti alla compilazione di un grande elenco di tag, sigle, acronimi e invenzioni bizzarre, atte a catalogare i tweet e a creare attorno ad essi una community. Sono convinto che questo possa essere di grande utilità, soprattutto in un social da 140 caratteri e basato sul real time e sull’immediatezza.

 

Twitter e MotoGP: intervista a David di MotoMatters.com

david emmet 300x210 Twitter e MotoGP: intervista a David di MotoMatters.comDavid Emmett (@motomatters) segue tutte le gare europee di Moto GP, Moto 2 e 125 (il prossimo anno la categoria si chiamerà Moto 3) per motomatters.com. E’ molto disponibile, sorridente e affabile e dimostra grande competenza sia nel proprio lavoro che nel mezzo Twitter, che utilizza con entusiasmo. Gli chiedo cosa ne pensi di questo strumento, come crede che sia utilizzato in questo  settore e quali prospettive lui veda.

David: “Cosa ne penso di Twitter? Penso principalmente due cose, prima di tutto che sia una fonte d’informazione fantastica, perché ci sono moltissime persone oggi su Twitter, non soltanto giornalisti o addetti ai lavori in senso stretto. Ci sono i piloti, molti membri delle squadre a differenti livelli e inoltre è un mezzo di comunicazione molto informale, la gente si sente libera di utilizzarlo per scambiarsi informazioni di qualsiasi genere. Lo stesso limite dei 140 caratteri ti costringe a condensare i tuoi pensieri e per certi versi anche a essere più sincero, meno “istituzionale”.

Molto importante è anche l’aspetto dell’interazione. Sul mio sito interagisco molto con gli utenti attraverso Twitter, converso con loro, ricevo commenti, i lettori mi fanno delle domande. Non è la stessa cosa che riceverne da un form sul sito,  è vera interazione in tempo reale, è uno strumento fantastico!”

Chiedo a David cosa secondo lui i fans si aspettino dai piloti, dalle squadre e dalla stampa, su Twitter. “Dipende. Credo dipenda dalle persone. Dai piloti credo si aspettino di capire il loro stato d’animo rispetto alla gara o agli episodi a essa correlati. Credo cerchino quello che non trovano sugli altri media, il feeling autentico del pilota al di fuori del rigore giornalistico e dei toni istituzionali. Vogliono sapere cos’è andato bene e cosa no, ad esempio. Da tutti gli altri, giornalisti in testa, la gente si aspetta di trovare risposta ai quesiti che non vengono affrontati sugli altri media; vogliono poterti dire <<hey, hai dimenticato di scrivere questo! Di cosa si tratta? Fammi capire meglio, approfondisci!>> Questo è ottimo per noi giornalisti, perché ci permette di avere un feedback su quello che scriviamo e ci mette nella condizione di poter svolgere meglio il nostro lavoro e di colmare alcune lacune.

E’ informazione a due vie, la gente ti dice anche se stai sbagliando qualcosa, ti chiede di correggere. Credo sia molto positivo. Il mio background tecnico è quello della programmazione, io sono un fautore convinto della filosofia di sviluppo open source, in cui migliaia di professionisti in tutto il mondo contribuiscono liberamente alla creazione e al miglioramento continuo dei software, garantendo il massimo della qualità ai progetti, perché molti occhi sullo stesso codice sono in grado di offrire il meglio e di evitare errori e risolvere problemi. E’ collaborazione e condivisione. Su Twitter se parli con cento persone novantotto dicono più o meno la stessa cosa, ma le altre due quasi sempre trovano qualcosa che non è stato scritto o che deve essere approfondito e questo ti permette di aprire la mente e di migliorare.

Questi nuovi media stanno cambiando l’intelligenza sociale degli esseri umani, sono degli enormi contenitori (il web stesso lo è) in cui devi soltanto scegliere con cura le fonti e scegliere di chi fidarti, sforzarti di capire se chi sta scrivendo sta in qualche modo scherzando oppure vuole davvero comuincare qualcosa di importante. Twitter è una rivoluzione nel modo di comunicare e nella capacità di relazione tra gli esseri umani, come la storia ci sta insegnando. Tutto è già cambiato. Io seguo le gare europee e riesco a fare il 95% del mio lavoro cercando notizie in rete, così come può fare la gente cercando su Google, ad esempio, ma Twitter è in grado di fare di più, perché c’è interazione tra gli utenti che possono non saper rispondere ma indicarti chi può farlo, proprio come avviene con i link sulle pagine web.”

Piccola deduzione su questo fantastico spunto, per il quale ringrazio David. Sui social media, Twitter in testa, ciascuno di noi è un anello della lunga catena dell’informazione, proprio come avviene nella vita di tutti i giorni, ma probabilmente con  meno gradi di separazione rispetto ai 6 teorizzati da Frigyes Karinthy.  Siamo link viventi, alcuni di noi sono addirittura degli hub, in grado di tenere le fila di un disegno a carattere globale; un gigantesco wiki planetario in tempo reale.

È questa la vera forza dei media sociali in tutte le loro declinazioni, forme e implicazioni. I motori di ricerca hanno rivoluzionato il mondo e moltiplicato le possibilità di conoscenza, archiviazione e catalogazione del sapere umano, ma questi nuovi mezzi sono in grado di lavorare in tempo reale su scala globale e su tutti i livelli, dal più basso ai più elevati, dando voce a tutti e consentendo di ricomporre un puzzle cui nel mondo reale mancano sempre migliaia di pezzi.

Un piccolo esempio? Pensiamo a un operatore ecologico che raccolga un vecchio telefonino gettato via impropriamente e se ne lamenti su Twitter;  poi agli ingegneri che lo hanno progettato, senza porsi questo problema, che forse sarebbe stato di competenza delle aziende che lo hanno messo sul mercato e che invece non si sono preoccupate del suo destino finale, così come non hanno saputo fare fino in fondo i legislatori o gli addetti al controllo e le forze dell’ordine. Su Twitter questa catena di conoscenze può ricompattarsi e, tornando indietro dall’inceneritore al progetto iniziale, il genere umano ha la grande opportunità di riconsiderare il proprio modello di sviluppo partendo dalla cultura e dal pensiero, anziché dall’economia come sempre accade nel modello capitalistico / consumistico. Esempio troppo ambizioso? OK, torniamo alla nostra intervista.

“Il mio obiettivo su Twitter è quello di essere la persona che da le risposte, nell’ambito del mio settore. Credo che per questo si possa prendere lezione dallo spam, che utilizzato per finalità commerciali tende a piazzare link in giro per la rete, specialmente nei forum, come risposta a qualsiasi genere di domanda. <<Cerchi un programma per fare questa cosa? Eccolo, io uso questo [segue link]!>>. La differenza tra spam e informazione consiste principalmente nella fiducia che tu riponi in chi ha indicato quel link. Ovviamente la stampa è quasi sempre accreditata di fiducia da parte degli utenti, cosa che rappresenta una responsabilità e una missione.”

Chiedo se sia comunque importante essere sugli eventi, visto che il 95% del lavoro si può fare oggi online. “Ovviamente, è fondamentale oggi come lo era in passato. Devi esserci. Esserci significa stabilire delle relazioni, vedere le cose con i propri occhi anziché limitarsi a riportarle. Esserci significa anche fare un lavoro migliore quando proprio non ce la fai a essere presente fisicamente, ma il peso della presenza fisica sul luogo dell’evento è comunque fondamentale. This is still the real world”.

Riflettiamo assieme che il mondo virtuale in cui noi tutti oggi sempre più spesso ci immergiamo non è altro che la proiezione o la copia di quello reale. Senza il mondo reale non potrebbe esistere quello virtuale; la polemica sulla presunta alienazione che i social media potrebbero determinare nelle persone è basata su presupposti pregiudizievoli e troppo spesso dimentica di considerare che non si può imputare al mezzo l’uso che la gente ne fa. Chi si limita a vivere solamente in rete, non vive una vita virtuale, come molti sostengono. Ci si relaziona sempre con persone in carne e ossa, quando si fa uso dei nuovi media (non si tratta di videogiochi in cui ci si scontra con un computer). Il problema, ovviamente, è nell’abuso che se ne può fare, rintanandosi in casa e limitandosi a interazioni a distanza. Reali, comunque, non virtuali. È molto più virtuale la lettura di un libro, o la visione un film o della televisione, che non una sessione di utilizzo dei social media. Tutte queste cose, tuttavia, vanno sempre prese nella giusta dose e con l’approccio corretto.

Valencia Moto Gp, memorie sparse (2)

valentino start 300x259 Valencia Moto Gp, memorie sparse (2)E’ stato un grande week-end per me, quello appena trascorso a Valencia. Nei prossimi giorni raccoglierò le idee e porterò a termine la mia analisi su Twitter e Moto GP, oggi non mi è stato davvero possibile. Confesso che sono un po’ stanco, ora, segno che l’età inizia a manifestare qualche spiacevole effetto collaterale. Dopo un inizio un po’ in salita (ne ho raccontato qui), la due giorni più importante di prove e di gara mi ha regalato grandi emozioni.

Io la Moto GP la seguo da sempre, da quando si chiamava semplicemente 500, come la cilindrata delle moto che usavano 20 anni fa campioni del calibro di Freddie Spencer, Ron Haslam, Randy Mamola (che ho avuto il piacere di vedere all’opera con la sua Ducati biposto), Marco Lucchinelli, Franco Uncini e troppi altri, difficili da menzionare tutti, come meriterebbero. Eppure ultimamente mi stavo un po’ staccando, forse perché questo mondo iniziava a sembrarmi troppo tecnologico e troppo poco umano, fatto solo di leghe speciali, altissima tecnologia e cronometri in grado di spaccare il millesimo di secondo.

Poi, solo qualche giorno fa, la scomparsa di uno tra i più umani e veri dei piloti di questo circus, ha ricordato a me e a tutti che su quei concentrati di tecnologia e di futuro ci sono persone vere, in carne e ossa e che tutti questi materiali da fantascienza sono solamente un lato della medaglia, quello più freddo, quello che non scalda i cuori. Quelli si scaldano coi colori (il rosso della Ducati, il giallo di Valentino Rossi, i colori accesi dei team e delle moto), si scaldano con le gesta dei piloti, con le loro battute, le loro invenzioni, il loro modo di essere. I cuori si scaldano con la pelle e con l’anima, non con il carbonio.

E’ questo che pensavo, domenica mattina, durante il ricordo di Marco Simoncelli, il #Sic, quello che rideva sempre e che infiammava gli animi con il suo coraggio e la sua voglia di stare davanti, sempre, anche quando proprio non ce n’era. Ed è questo che ho pensato quando ho visto le lacrime di Fausto Gresini, la sua commozione per una vittoria che il destino ha messo nelle mani di Pirro, ma che non è stata affatto e da nessun punto di vista una “vittoria di Pirro”.  E’ stata invece una grande emozione, per il team, per questo giovane pilota e per tutti. Anche per me, che non ho saputo trattenere le lacrime quando ho visto piangere uno dei piloti per cui tifavo da ragazzino.

Il week-end è stato davvero carico e mi riesce difficile condensare tutto in poche righe. La cosa assurda è che se cerco di utilizzare il metodo della tag cloud, le parole che ne escono sono quasi tutte negative: paura, tristezza, emozione, delusione, stanchezza. Eppure quello che provo, in questo momento, è esattamente agli antipodi. Non c’è più la paura per la caduta di Andrea Dovizioso in prova, che mi lascia il ricordo di un gran bel botto e della moto che vola verso di me, apparentemente inarrestabile.

Non c’è più la tristezza per il #Sic, che ora si è trasformata nel ricordo di una bellissima persona che solo per caso non è più tra noi. Resta l’emozione, quella sì, ma ormai sembra cancellata anche la delusione per il tonfo delle due Ducati, spazzate via senza complimenti a pochi metri dal via, mentre la stanchezza sfuma e affiora il ricordo delle belle serate trascorse da qualche parte a Valencia con i miei due nuovi amici, Matteo e Francesca, che ringrazio ancora per l’ospitalità e la cortesia.

Cosa mi resta di questa esperienza? Intanto l’inizio di un’analisi che spero di portare avanti anche dopo questa parentesi, ora che il “lavoro grosso” è stato fatto e che so come muovermi tra i vari account di piloti, tecnici, addetti ai lavori, influencer, tifosi, fan club, etc. Poi, soprattutto, la conferma di quella che per me era già una certezza: Twitter è decollato alla grande, in questo 2011, diventando a tutti gli effetti il social media principe per l’informazione. Nessun altro media è in grado di svolgere questo compito in modo così semplice e diretto. E’ l’inizio di una rivoluzione che cambierà presto il modo di fare informazione di tutti i media e a tutti i livelli, perché la richiesta di informazione non è mai satura e i livelli di dettaglio sin qui sperimentati sono ormai del tutto insufficienti.

La rivoluzione rappresentata dalla diretta, negli ultimi decenni del secolo scorso, è ben poca cosa rispetto alle potenzialità di uno strumento come Twitter. Siamo agli albori di un modo nuovo di offrire e fruire informazione e nozioni di qualsiasi genere, ma c’è ancora tanto da fare rispetto alla consapevolezza degli utenti delle sue grandi possibilità di utilizzo. In fondo però questo è un bene, per chi come me lavora per diffondere una cultura di questi nuovi mezzi che vada oltre la semplice consulenza, ma sappia davvero essere formazione e didattica.

 

 

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