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Motor Show di Bologna 2010 Blogger Day

Grazie all’ottimo lavoro di gl-events.it, che ha organizzato un riuscito Blogger Day, quella di ieri al Motor Show di Bologna 2010 è stata una giornata davvero speciale per noi del mondo web 2.0 / social media / blog, etc. Una grande giornata di motori al massimo ed emozioni, oltre che la testimonianza concreta del fatto che i “nuovi media” stanno sempre più affiancandosi a quelli tradizionali, e che il web 2.0 è sempre più un punto di riferimento per il marketing e la comunicazione delle aziende e dei grandi eventi.

Grandi eventi come il Motor Show, salone internazionale dell’automobile, l’evento dei motori per eccellenza, la più grande kermesse nazionale legata al mondo dell’auto che ogni anno sa rinnovarsi e attrarre migliaia di visitatori da tutta Italia ed oltre. Il perché è semplice: è adrenalina allo stato puro! Adrenalina e divertimento in un mix di automobile e donne da sogno (donne e motori…), grandi anteprime internazionali, eventi sportivi al top, con i più amati campioni degli sport motoristiche e tutte le sue discipline, aree tematiche di grande attualità e molto altro ancora.

Impossibile racchiudere in un blog post le emozioni provate nel conoscere il Motor Show in prima persona e dal vivo, con la visita guidata, i test drive con gli istruttori ACI di Vallelunga, Renault, Dacia, Volkswagen, etc.  Una menzione particolare, però, mi sento di farla per il test drive svolto presso l’Electric City di Enel, un padiglione interamente dedicato alle auto elettriche in grado di convincere anche i più scettici che quel futuro è già qui, con grandi marchi come Citroen, Micro-vett, Mitsubishi, Nissan, Peugeot, Renault, smart e Tazzari in grado di far provare mezzi già sul mercato a prezzi del tutto in linea con le esigenze degli utenti e con le loro aspettative.

Un gran bel messaggio e uno spunto di riflessione che noi blogger, figli dell’era dell’acquario e molto spesso personalmente impegnati in un percorso di “comunicazione del cambiamento” e del nuovo, oltre che fuffa evangelist e qualcosa guru per vocazione e per divertimento. Ecco il messaggio, dunque: un futuro presente fatto di auto ecologiche, silenziose e davvero amiche dell’uomo e dell’ambiente è possibile già da oggi e deve diventare realtà se vogliamo che questa società cambi davvero! Il Motor Show 2010 vi aspetta con questo messaggio prezioso e con mille altre emozioni, come dimostra questo video in cui noi blogger, come al solito, cazzeggiamo senza pudore! Grazie a Daria, Silvio e Piero per l’accoglienza fantastica e per una giornata che non dimenticheremo!

Leggi anche: Blog Motor Show – Blogger Day: Grazie a tutti

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Mettici il testo, il turismo religioso diventa 2.0!

Ricevo e volentieri divulgo, una interessante iniziativa di Art Museum hostel, una azienda costituita da giovani partenopei che si sta lanciando nel turismo con fantasia e creatività, cercando di sviluppare un progetto ambizioso. L’idea è quella di realizzare siti web sviluppati “a più mani” e in grado di proporre itinerari turistici e artistici nella città di Napoli.

La prima proposta di questi ragazzi è una ricerca sulle chiese di Napoli, per creare un elenco completo e dinamico da inserire sul portale  www.turismoreligiosonapoli.it. La “sfida” lanciata attraverso il contest “Mettici il testo” suona più o meno così: “Noi abbiamo l’elenco, Voi metteteci il testo!” e richiede agli utenti di produrre un testo su una chiesa di Napoli, comprensivo di un giudizio personale. I testi in linea con gli standard richiesti saranno pubblicati sul sito a firma dell’autore. L’autore giudicato più meritevole, inoltre, otterrà una proposta di collaborazione con Art Museum hostel.

Per partecipare a questa iniziativa può contattare Art Museum hostel all’indirizzo e-mail  info@artmuseumhostel.it, indicando in oggetto “PARTECIPAZIONE A METTICI IL TESTO”, indicando la disponibilità a partecipare all’iniziativa. i recapiti e richiedendo l’invio delle norme editoriali cui attenersi.

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Il 2012 è vicino, convertitevi e praticate i riti dell’era 2.0!

A furia di “cazzeggiare” su Twitter e Facebook con elementi del calibro di @RudyBandiera, @davidelico, @merlinox, @simmessa e molti altri, su definizioni e titoli vari come “Social Media Evangelist”, guru, superhero, etc., finirò col prendermi troppo sul serio ed inizierò davvero ad evangelizzare le masse… avevo già iniziato a farlo nel post Social Network / Web 2.0: l’importanza di collaborare, ma credo si debba davvero ribadire il concetto.

In realtà questo nuovo post nasce da una fase di lieve scoramento social, ovvero dalla constatazione che tutto l’entusiasmo investito nel condividere, collaborare e fare fronte comune alle richieste del mercato insieme ad altre realtà professionali, si limiti spesso alla redazione di liste, gruppi e forum, senza trovare la capacità di andare oltre e di sfociare in vere occasioni di cooperazione. Si fa un gran parlare e retwittare, insomma, ma di concreto ben poco.

Perché? Le motivazioni sono molte, ma al primo posto c’è sempre quella latente diffidenza che nasce dalle vecchie impostazioni, dagli antichi schemi che non concepivano la possibilità di collaborare tra realtà “concorrenti” e che spingeva le aziende e i professionisti a fare lobby (e non squadra) soltanto nei confronti di entità superiori ed astratte come lo stato o la legge, piuttosto che condividere bacini di utenza e clienti. Men che meno il know-how, un tempo blindato ed oggi esternato (talvolta ostentato) in pillole, se non addirittura in “polpette avvelenate”. Read More

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Social Network / Web 2.0: l’importanza di collaborare

Stretta di manoGrande venerdì di #FollowFriday su #Twitter; follow, add, reciprocate, poke, ping… Chi se lo sarebbe aspettato, cinque o sei anni fa? Debbo ammettere che non sono stato uno dei primi a credere nelle potenzialità del web 2.0 e del social network. Non capivo perché ad un tratto la rete, fino ad allora destinata per lo più ai contenuti “ufficiali” ed istituzionali, dovesse aprirsi ai contributi degli utenti e diventare, credevo, un gigantesco contenitore di spam, di castronerie, di grida modello TV e di stupidaggini di ogni sorta. Beh, in parte questo è avvenuto, è vero, ma…

Il ma è che dopo due anni di sperimentazione e di comprensione del fenomeno, oggi ci credo più di chiunque altro e gli riconosco un grande merito: quello di aver stimolato la collaborazione tra gli utenti, rendendo possibile l’approccio tra realtà complementari o addirittura antagoniste o concorrenziali, come si usava sostenere un milione di anni fa (nell’era del web 1.0). Questo nuovo web ha rovesciato la vecchia scala dei valori, togliendo meriti e onori a chi ne millantava, magari dall’alto di un brand o di un nome famoso, e restituendone a chi sa vivere di maniche rimboccate e di capacità d’ascolto, di interazione e di cooperazione.

E questo serviva davvero, in un’epoca di super specializzazione e di tecnologie complesse che cambiano e si evolvono con estrema velocità. Certo, nel frattempo è cambiato anche il mondo, il lavoro, l’economia. E’ arrivata la crisi, una palude dalla quale non si uscirà senza aver cambiato modo di vedere e di concepire la sfera lavorativa e la vita di ogni giorno.  L’antico adagio secondo cui la “concorrenza migliora il prodotto” deve essere riscritta in funzione delle due parole magiche del web 2.0: condivisione e collaborazione. Tra i primi a capirlo i colossi dell’auto e dell’hi-tech, che già dagli anni ’80 si scambiano tecnologie, piattaforme, linee di produzione, etc.

Ora tocca a noi, che lavoriamo nei servizi del terziario avanzato o quarternario, ai professionisti del web e di tutte le aree e tecnologie ad esso collegato, annientando i vecchi schemi e abbattendo muri e barriere psicologiche, vecchie invidie e presunzioni, i complessi e le illusioni di un mondo che non esiste più. Ma soprattutto comprendendo che due figure sono destinate a scomparire in questo settore come in altri: le mega aziende piene di costi e povere di flessibilità e i “lupi solitari”, che non sanno evolversi in battitori liberi e fare sponda con altri soggetti, aumentando il raggio d’azione e le possibilità in modo reciproco.

E’ importantissimo collaborare in questo scenario. Collaborare e sperimentare una nuova ripartizione degli oneri e degli onori, un nuovo modo di approcciare il cliente e di coinvolgerlo sempre più come partner, di seguirlo nella sua promozione e di affiancarlo alla nostra in convegni, fiere, dibattiti, momenti formativi. Grandi idee, come quella della Settimana del Baratto, sono destinate a produrre grandi risultati e ad abbattere molti vecchi muri e i nuovi social media sono i canali ideali per veicolare questi cambiamenti.

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Gli ospedali USA e i social media, un binomio in ottima salute

Il centro medico dell'Università del Maryland su Twitter

Il centro medico dell'Università del Maryland su Twitter

Il fenomeno è analizzato (e “incoraggiato”) da diverso tempo da Edward Bennet, un Web Manager americano specializzato nel settore ospedaliero (è direttore delle strategie web del Sistema Sanitario dell’Università del Maryland) ed autore del blog “Found In Cache“. Gli ospedali americani sono sempre più presenti sui social media, in particolar modo su YouTube e Twitter, evidenza ben illustrata nelle slides di Bennet su SlidShare.net in cui vengono descritti numerosi casi di successo e buone pratiche.

Ma cosa ci fanno gli ospedali americani sul social network? Moltissime cose, in verità, tanto da spingere Bennet a parlare di sanità 2.0! In effetti attraverso i social media gli ospedali possono:

  • gestire il servizio al pubblico (URP 2.0!)
  • raggiungere la community
  • fare didattica ed educazione ai pazienti
  • gestire le pubbliche relazioni
  • gestire la comunicazione delle crisi in tempo reale

Un bel traguardo ed una grande opportunità per questi enti. Tanto che Bennet ha già “monitorato” 250 aziende ospedaliere presenti sul web tra Twitter (160), YouTube (131), Facebook (94) e la blogosphera (24 blogs). Impressionanti i numeri relativi al Sistema Sanitario dell’Università del Maryland, la cui presenza web è curata da Bennet. Oltre 100 video didattici pubblicati su YouTube che generano 75.000 visitatori al giorno sul sito dell’università, presenza attiva e partecipata su Facebook e Twitter (più di 2.000 followers).