Claudio Gagliardini

your way 2 the web

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HTML Coders made in Italy in Piemonte!

YouDesign coders made in ItalyIl web è ricco di proposte di ogni genere, ma per trovare le migliori, si sa, bisogna sempre surfare oltre oceano e cercare quello che serve tra infinite opportunità. Talvolta, però, le buone idee sbarcano anche qui da noi, offrendoci servizi interessanti e moderni, illustrati nella nostra lingua e pagabili in euro, anziché in dollari. Un esempio brillante l’ho scovato in Piemonte, a Borgo San Dalmazzo (CN), dove il web designer Francesco Caruccio ha dato vita al servizio YouDesign, HTML coders Made in Italy.

Di cosa si tratta? Di un semplice, efficace ed economico servizio online, molto diffuso all’estero e pressoché assente qui da noi e così descritto sul sito:

  • Tu ci mandi il file sorgente del design grafico (.psd)
  • Noi ritagliamo il design e lo convertiamo in XHTML / CSS ed aggiungiamo gli effetti javascript e le modifiche richieste
  • Ti mostriamo un video dove potrai ammirare il risultato
  • Se il risultato è soddisfaciente, ti inviamo i file necessari: immagini ritagliate, html / xhtml, css, javascript. Se ritieni di non essere soddisfatto, ti rimborsiamo.

Semplice, veloce (da 4 ad 1 solo giorno lavorativo), economico (i prezzi partono da 120 Euro a pagina) e adatto a molteplici target tra cui web agency, designer, sviluppatori; un servizio per chi non sa andare oltre la grafica e progettare pagine web, ma anche molto utile ai professionisti del web, quando hanno i tempi corti e troppi clienti da soddisfare, prima che scappino altrove.

Una buona idea imprenditoriale che ben interpreta il nuovo spirito del web 2.0 e del lavoro, sempre più orientato alle collaborazioni, all’outsourcing e all’iperspecializzazione, in grado di offrire qualità, contenimento dei costi (anche in una logica di parziale alleggerimento degli organici) e risultati. Complimenti a Caruccio e al suo staff.

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Social Network / Web 2.0: l’importanza di collaborare

Stretta di manoGrande venerdì di #FollowFriday su #Twitter; follow, add, reciprocate, poke, ping… Chi se lo sarebbe aspettato, cinque o sei anni fa? Debbo ammettere che non sono stato uno dei primi a credere nelle potenzialità del web 2.0 e del social network. Non capivo perché ad un tratto la rete, fino ad allora destinata per lo più ai contenuti “ufficiali” ed istituzionali, dovesse aprirsi ai contributi degli utenti e diventare, credevo, un gigantesco contenitore di spam, di castronerie, di grida modello TV e di stupidaggini di ogni sorta. Beh, in parte questo è avvenuto, è vero, ma…

Il ma è che dopo due anni di sperimentazione e di comprensione del fenomeno, oggi ci credo più di chiunque altro e gli riconosco un grande merito: quello di aver stimolato la collaborazione tra gli utenti, rendendo possibile l’approccio tra realtà complementari o addirittura antagoniste o concorrenziali, come si usava sostenere un milione di anni fa (nell’era del web 1.0). Questo nuovo web ha rovesciato la vecchia scala dei valori, togliendo meriti e onori a chi ne millantava, magari dall’alto di un brand o di un nome famoso, e restituendone a chi sa vivere di maniche rimboccate e di capacità d’ascolto, di interazione e di cooperazione.

E questo serviva davvero, in un’epoca di super specializzazione e di tecnologie complesse che cambiano e si evolvono con estrema velocità. Certo, nel frattempo è cambiato anche il mondo, il lavoro, l’economia. E’ arrivata la crisi, una palude dalla quale non si uscirà senza aver cambiato modo di vedere e di concepire la sfera lavorativa e la vita di ogni giorno.  L’antico adagio secondo cui la “concorrenza migliora il prodotto” deve essere riscritta in funzione delle due parole magiche del web 2.0: condivisione e collaborazione. Tra i primi a capirlo i colossi dell’auto e dell’hi-tech, che già dagli anni ’80 si scambiano tecnologie, piattaforme, linee di produzione, etc.

Ora tocca a noi, che lavoriamo nei servizi del terziario avanzato o quarternario, ai professionisti del web e di tutte le aree e tecnologie ad esso collegato, annientando i vecchi schemi e abbattendo muri e barriere psicologiche, vecchie invidie e presunzioni, i complessi e le illusioni di un mondo che non esiste più. Ma soprattutto comprendendo che due figure sono destinate a scomparire in questo settore come in altri: le mega aziende piene di costi e povere di flessibilità e i “lupi solitari”, che non sanno evolversi in battitori liberi e fare sponda con altri soggetti, aumentando il raggio d’azione e le possibilità in modo reciproco.

E’ importantissimo collaborare in questo scenario. Collaborare e sperimentare una nuova ripartizione degli oneri e degli onori, un nuovo modo di approcciare il cliente e di coinvolgerlo sempre più come partner, di seguirlo nella sua promozione e di affiancarlo alla nostra in convegni, fiere, dibattiti, momenti formativi. Grandi idee, come quella della Settimana del Baratto, sono destinate a produrre grandi risultati e ad abbattere molti vecchi muri e i nuovi social media sono i canali ideali per veicolare questi cambiamenti.

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Italia.it: una buona occasione per blogger, internauti e cittadini

E’ di nuovo online il portale www.italia.it, seconda versione di una tra le più controverse realizzazioni delle nostre istituzioni. Nato concettualmente negli ultimi giorni del precedente governo Berlusconi e ricoperto di critiche per l’enorme budget allora stanziato, il portale ha visto la luce con il governo Prodi e con l’allora ministro Rutelli e torna online oggi dopo la “cura” Berlusconi – Brambilla.

screenshot_italiaitE di nuovo infuria la polemica. Un portale costato tantissimo, si dice addirittura 5 milioni di Euro, che non sembra in alcun modo soddisfare i requisiti minimi che una realizzazione di quel genere dovrebbe garantire. Non mi addentro nell’analisi dettagliata (su facebook ho creato il gruppo”ITALIA.IT i consigli degli utenti per migliorare” per discuterne assieme), ma da una prima occhiata ho potuto già notare un’enormità di cose che si potrebbero cambiare, migliorare o implementare.

Paradossalmente, però, non riesco a vedere soltanto i lati negativi di questa vicenda, che pure sono evidenti e drammatici. Al contrario in questa ennesima delusione (sono estremamente diplomatico, oggi) vedo una clamorosa occasione di collaborazione tra i cittadini e di partecipazione attiva nelle scelte delle istituzioni, in quello spirito 2.0 che il nuovo portale non ha neppure minimamente considerato. Credo che davvero questa sia la volta buona per poter dire la nostra con cognizione di causa, senza sentirci opporre centinaia di alibi semiattendibili o in grado di zittirci.

Questa volta no. Qui non c’è soltanto in ballo il prestigio dell’Italia e i nostri soldi, che tanto sarebbero “investiti” in mille altri modi se non questo. No, qui c’è in ballo l’intelligenza e la dignità di un popolo e la sua capacità di criticare costruttivamente le istituzioni, di dimostrare che in noi c’è sufficiente competenza (almeno in questo caso sì!) per opporre alle solite ragioni dello stato, le nostre solide ed inoppugnabili obbiezioni. Proviamoci, amici blogger, internauti e cittadini. Parliamone tra noi, parliamone con chi ci governa e veniamone a capo, almeno di questo! Non si tratta di criticare e di demolire, ma di costruire. Di costruire quello che le nostre istituzioni ed il loro entourage non sono state in grado difare in più di due anni e con un budget che una qualunque impresa italiana non si sogna neppure.

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Social network e business: uno strumento di lavoro o solo tempo perso?

Credo davvero che siamo vicini ad una vera rivoluzione nel campo del lavoro, oltre che nella società. Il web 2.0 ha rapidamente trasformato molti di noi in “animali sociali” a tempo pieno, caratteristica che naturalmente ci appartiene, del resto. Nel rapido evolversi di un paio di anni sono stati cancellati (almeno virtualmente parlando) decenni di propaganda individualistica ed egoistica strettamente correlata al vecchio modello consumistico. Poi la crisi ha fatto le sue vittime e contemporaneamente (forse non ha caso) si sono sviluppati i social networks (MySpace, Facebook, etc.)

Oggi ci si interroga su quale dovrebbe essere il rapporto tra questo nuovo fenomeno e le aziende. In molti casi la chiusura è totale, ma la mia esperienza personale mi insegna ogni giorno che si tratta di un grave errore. Lo stesso errore che un tempo si faceva con il protezionismo, ad esempio, e che non permette a questa economia di uscire dal pantano in cui da sola si è cacciata. Il social network non è un bengodi virtuale in cui si trovano nuovi amici per scambiare chiacchiere da bar, infatti, ma una vera piattaforma di condivisione e di arricchimento collettivo e personale. Read More