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#MeetFS, siete così sicuri che sia stato un #fail?

Lo strano caso di una grande azienda che si apre agli utenti attraverso i social media e viene massacrata (soprattutto) dagli “addetti ai lavori”, che da anni ripetono quanto questa apertura sia necessaria.

mauro moretti 300x246 #MeetFS, siete così sicuri che sia stato un #fail?Scrivo con cognizione di causa, perché io ieri a Milano c’ero, invitato dal web & new media team di Ferrovie dello Stato SpA, come molti altri bogger, alcuni dei quali hanno preferito declinare. Io no, perché ritengo che chi si occupa di comunicazione debba vedere e toccare le cose con i propri occhi, come un tempo facevano i bravi giornalisti, categoria di cui si sente sempre più l’imbarazzante mancanza. Cosa che noi blogger non siamo, ovviamente, né vorremmo essere.

Non sono andato per lodare o per incensare, non sono stato pagato da nessuno (come qualcuno è arrivato a insinuare), ma mi sono semplicemente goduto una giornata nel dietro le quinte di un servizio cruciale, vedendo cose che normalmente non ci è dato di conoscere e di comprendere. Ho fatto fare un giro sulle giostre al bambino che è in me? Pensatela come volete, ma mi andava di andarci e ci sono andato, senza pregiudizi e con l’aspettativa di vedere cose nuove per me.

C’era già stato un #meetFS a Roma, nei giorni scorsi, che ovviamente aveva suscitato in rete le sue brave (e lecite) polemiche, quindi ero consapevole di quale fosse il clima. Non mi sono tirato indietro, perché, lo ribadisco, se non vedi e non tocchi le cose con mano puoi solo giudicare in modo superficiale e limitarti all’ovvio. Quell’ovvio che vedono tutti, che ovviamente è il negativo, il brutto, il cattivo.

interno diamante 300x225 #MeetFS, siete così sicuri che sia stato un #fail?L’ovvio è che i servizi offerti dall’azienda sono nella maggior parte di pessima qualità, ad eccezione (forse) delle ammiraglie della flotta, le Freccerosse, che offrono a un prezzo abbastanza elevato un servizio che mai prima le ferrovie italiane avevano potuto offrire. Meglio di questo in Italia non c’è mai stato, bisogna ammetterlo, per male che se ne possa dire. Nel contempo i pendolari hanno il peggior servizio che la storia ricordi, con treni vecchi di oltre 30 anni e troppi problemi. Ma è così centrata e inevitabile l’equazione “per dare un buon servizio ai ricchi ne diamo uno pessimo ai poveri?” Secondo me no, c’è dell’altro e comprenderlo era tra le mie priorità, ieri.

Cosa è accaduto, nel frattempo? La faccio semplice, rischiando di scadere anch’io nella superficialità, ma le reazioni di “certa rete” ai tweet e ai contenuti postati dai blogger coinvolti in #meetFS non sembra lasciare dubbi: taluni addetti ai lavori hanno fatto il tiro al bersaglio, accusando eccessiva compiacenza e addirittura arrivando a concludere che “o ti pagano o sei d’accordo con loro”. Ma d’accordo su cosa? Nessuno dei presenti ha buzzato lodi sperticate o moine, tutti abbiamo postato quello che vedevamo, ovvero officine, depositi, sale operative, treni in manutenzione. E alla fine un AD disponibile, pronto a rispondere e con le idee estremamente chiare, che piacciano o no. Non siamo stati imparziali? Quale sarebbe il criterio? C’è conflitto di interesse tra un mio “che bella la Frecciarossa”, giudizio puramente estetico e il mio ruolo di blogger? Se così è meglio metterci il bavaglio e farci tacere per sempre!

 

treno diagnostico diamante 300x225 #MeetFS, siete così sicuri che sia stato un #fail?Questo implica forse contiguità con l’azienda o eccessivo compiacimento? Twittare che gli operai lavorano duro e che non si può accusare loro dei problemi e dei disservizi, ma che invece bisogna rispettarli, è indice di deferenza o magari di una qualche volontà di scagionare l’azienda dalle proprie responsabilità? A mio parere assolutamente no, ovviamente. Non era il mio intento, mi stupisce che lo si sia potuto pensare.

E comunque è giusto che si sappia che c’è gente orgogliosa del proprio lavoro, che soffre della situazione come chi la subisce e che ricorda un periodo in cui nonni e padri erano fieri di fare i ferrovieri e i bambini se ne vantavano a scuola. C’è ancora gente così nelle ferrovie, come il personale del Treno Diagnostico Diamante, ad esempio, che ha insistito perché dicessimo quanta passione c’è nel loro lavoro, così come hanno fatto molti di quelli che abbiamo incontrato. Gente innamorata del proprio lavoro, cui si deve rispetto e ammirazione incondizionati, per quanto mi riguarda.

 

Si tratta comunque di una questione ricca di sfaccettature. Per come sono fatto io fossi stato nelle Ferrovie #meetFS non l’avrei mai organizzato, consapevole di non riuscire a gestire il peso enorme di una valanga di critiche del tutto prevedibili, ma parlando con l’AD Moretti e con il suo staff, ieri, ho capito che forse quell’azienda ha bisogno di aprirsi e di far capire alla gente molte cose. Più che a un’azione di marketing #meetFS assomiglia ad un leak, per quello che ho visto e sentito. Molte cose da dire, dunque, alcune spinose e scomode, tanto che i “vecchi media” sembrano spesso riportarle in modo blando, altre troppo complicate da far capire con semplicità.

sala comando 300x225 #MeetFS, siete così sicuri che sia stato un #fail?

Potrei banalizzare quanto detto nel corso dell’incontro in “stiamo facendo il meglio che possiamo, ma se la politica non collabora sulle categorie di treni che non seguono le logiche del mercato, questo è il massimo che riusciamo a dare”; sarebbe una semplificazione eccessiva e pericolosa, però. Al contrario, la questione del trasporto su rotaia nel nostro paese è una vera e propria matassa, difficile da dipanare e in mano a troppe teste e troppi interessi, non tutti convergenti nella logica del profitto che consente alle Frecce di stare sul mercato.

Moretti ha ribadito quanto già detto a inizio giugno ad un convegno alla Bocconi, ovvero che in Italia i ricavi per passeggero-chilometro del servizio regionale sono di 10,8 centesimi di euro, contro i 17,2 centesimi del trasporto su gomma. In Germania salgono a 20 centesimi, in Francia a 22 centesimi, mentre in Inghilterra variano dai 33 ai 42 cent. Con queste premesse secondo lui è impossibile garantire il servizio, altro che migliorarlo!

C’è di mezzo la politica, come sempre, ma qui il disastro che è stato compiuto in decenni di ruberie, cattiva gestione, scandali e privatizzazioni / frammentazioni è tale da garantire che nulla possa migliorare, se le regioni e gli enti pubblici cui fanno inevitabile riferimento le aziende deputate al trasporto locale, non ci metteranno soldi e politiche lungimiranti.

Questa è la campana di Moretti, potreste obiettare. Può darsi, ma vi garantisco che orientarsi nel mare magnum delle attuali ferrovie è un compito estremamente arduo. Per di più è pressoché impossibile, per gli utenti, comprendere che Trenitalia non sia il solo soggetto in campo e che la realtà delle Freccerosse, ad esempio, è qualcosa di completamente diverso da quella dei regionali, anche in termini aziendali.

Sono tante le aziende in gioco, tutte sotto il cappello di Ferrovie dello Stato Italiane SpA, è vero, ma ciascuna con un proprio management e soprattutto, alcune a tutti gli effetti e da tutti i punti di vista sul mercato, altre tragicamente legate al pubblico e alle solite pastoie politiche, che rendono ingestibile qualsiasi cosa, come tutti sappiamo.

freccia manutenzione 300x225 #MeetFS, siete così sicuri che sia stato un #fail?Questo la gente non lo sa, vede un solo referente e una sola azienda e si indigna che le Frecce siano nel 2000 e il resto sia rimasto al 1800, ad eccezione dei prezzi dei biglietti che nella percezione degli utenti continuano incomprensibilmente a salire. Di chi è la colpa? Per me principalmente della politica, ma la gente si scaglia contro quello che ritiene un soggetto unico, senza sapere che i  treni sono di un’azienda, ma con gestioni e regole diverse, per quelli a mercato e quelli del servizio universale, i binari, le stazioni e le strutture di un’altra, etc. Frecce e regionali sono della stessa azienda? Si, ma devono essere gestiti con modelli di business e filosofie completamente diverse. Tanto che presto ciascuna linea di prodotto avrà un proprio sistema di prenotazione, come ci ha detto Moretti.

Cambia qualcosa, questo? Forse no, ma nessuno si sogna, tanto per fare un esempio esemplificativo, di accusare la Volkswagen di fare macchine migliori di quelle della Seat, visto che appartengono allo stesso gruppo. Con le ferrovie è la stessa cosa, che piaccia o no. Ci stanno prendendo per il culo, direte voi… probabilmente sì, ma le vecchie FS non esistono più e oggi è questa la realtà delle cose, faremmo meglio a prenderne atto. Le hanno smembrate (non si sono divise da sole), hanno dato alla fascia sul mercato gli asset in grado di fare profitto e alle altre il peggio, lo scarto, i “materiali rotabili” degli anni ’80 che tanti pendolari sono costretti a prendere ogni mattina.

Occorre prendere atto della realtà, non rassegnarsi, ma essere informati e capire di volta in volta contro chi scagliarsi, perché farlo contro una realtà che non esiste più (le vecchie FS) non ha senso. Così come certi “Guru” del web farebbero meglio a seppellire l’ascia di guerra e a convenire che il compito di chi come noi offre servizi e consulenza in comunicazione e marketing online, non deve essere quello dei censori, sempre pronti a gridare all’#epicfail, ma piuttosto quello dei divulgatori e dei formatori. Scagliarsi con le aziende che fanno da sole, dall’interno, senza rivolgersi a consulenti e agenzie, è un errore gravissimo. Sono certo che il #fail di ieri riguardi chi ha giocato sporco, inquadrando da subito l’operazione come azione di PR o come tentativo di ripulire la brand reputation, non l’azienda che ha preso in mano il coraggio e si è esposta, magari sbagliando tempi e modi (c’è già Italo in giro, ad esempio, e blogger e influencer sono sempre più sovraesposti; forse questa cosa andava fatta prima).

cabina pilotaggio 300x225 #MeetFS, siete così sicuri che sia stato un #fail?Concludo con una considerazione su blogger, influencer e aziende. Ogni storia è un caso a se, generalizzare sarebbe folle. Ho sempre detto che si deve sbarcare sui social solo quando si è pronti a farlo, ma Trenitalia è l’eccezione che conferma la regola. Non può permettersi di non esserci, perché sui social ne parlano (malissimo e quasi sempre a ragion veduta) migliaia di persone ogni giorno. Deve esserci, prendersi gli insulti e aiutare gli utenti a dipanare la matassa, subendo il minor disagio possibile. Non serve una strategia, come ho sentito dire dai soliti espertoni della rete, ma il coraggio di metterci la faccia, giorno dopo giorno, di dimostrare che l’azienda offre assistenza e si apre anche sui nuovi media, cosa che peraltro già fa da diversi anni.

 

Per questo #meetFS non è un #fail, secondo me, ma un punto di partenza importante. Lo considero una pietra miliare delle case history di comunicazione sui social media, che per la prima volta ha saputo evidenziare una spaccatura netta nell’universo degli “addetti ai lavori”, disposti a sfidarsi e a mettersi alla berlina l’un l’altro per guadagnare la scena e cavalcare un topic e il sentiment degli utenti, piuttosto che sforzarsi di comprendere che quella che tutti hanno bollato come un’azione di marketing mal riuscita fosse invece ben altro. Dall’interno io l’ho vissuta così e, come si sa, gli assenti hanno sempre torto.

  • http://twitter.com/LucaCarbonelli Luca Carbonelli

    9 secondi fa
    se tutti i comunicatori-blogger-consulenti o sedicenti tali, agissero con la medesima trasparenza di Claudio, magari le aziende che commettono tanti errori, riuscirebbero ad essere formate, ad apprendere, anche solo usufruendo delle competenze che appunto i blogger seri (veri esperti di comunicazione PRATICA, e non solo TEORICA) regalano alla rete nei loro post. consiglio a tutti di leggere questo post, a prescindere dall’analisi della giornata e di #meetFS, in quanto, in questo articolo Claudio, da vero esperto marketing invita 1.tutte le aziende a formare i propri dipendenti interni per la gestione della comunicazione. 2. a non approdare sui social network con account aziendali, se non si è pronti a gestirli adeguatamente. 
    Le regole basilari della comunicazione: lasciar parlare chi il prodotto lo conosce dall’interno (formarlo prima magari), e soprattutto considerare il fatto che una cattiva comunicazione è più dannosa di una assenza di comunicazione. Bravo Claudio.

  • http://twitter.com/sergioferraris Sergio Ferraris

    Il problema è che non è un’azienda. E’ un cocervo d’interessi inestricabile. Un piccolo esempio. Prova a entrare in un bagno di un  Frecciarossa. Se è nuovo vedrai che tutto e realizzato con prodotti specifici, nulla di standard, compresa la tavoletta del cesso. Non sono stati utiizzati nemmeno i componenti standard per l’industria aeronautica. E poi molto materiale sembra di bassa qualitàm fatto per durare poco, per lucrare sulla manutenzione nel tempo. E’ una piccola cosa ma moltiplicala.

  • http://www.cannedcat.it Roberto Marsicano

    Le Ferrovie dello “Stato” portano nel nome un marchio d’infamia che è quello di essere un’emanazione di uno Stato dove l’inefficienza diffusa è forse un peccato veniale rispetto a cose che vanno dall’assurdo al kafkiano, per restare oltre la linea degli illeciti diffusi e tollerati in ogni apparato dello Stato.

    Ció premesso, appare impossibile per un logo per metá ultra infangato recuperare una reputazione che viene ogni giorno degradata anche dall’offerta di servizio e ciò nonostante ci sia gente che lavori duro.

    Purtroppo, come dice una regola base del marketing, all’utente non interessa la quailità effettiva ma la qualitá percepita e questa si basa sull’analisi del servizio e sulla risoluzione immediata dei problemi segnalati, in primis dal personale e poi, d in via residuale, dai clienti.

    Come dice Hellen Mirren in Gosford Park, servire significa anticipare le necessitá di chi paga e non mettere pezze a seguito di segnalazioni di utenti incavolati.

    Insomma, le migliori PR sono un grande servizio ( oltre le aspettative del cliente) e una grande customer care. Tutto il resto è solo il dibattersi scomposto di uno che sta affogando.

  • http://www.claudiogagliardini.it/ Claudio Gagliardini

    Grazie a tutti. Il problema è che abbiamo tutti un po’ ragione, ma ci tenevo a far notare che le intenzioni di FS non fossero quelle di ripulire il brand o di fare un’azione di marketing bensì, come ci hanno chiaramente detto, di iniziare a comunicare e a spiegare quale sia il livello di complessità della cosa. 

  • stezxx85

    Sono giunto su questo blog per caso, seguendo alcuni link su blog che parlano dell’evento #meetFS (evento di cui, per altro, ignoravo l’esistenza).

    Intanto ammetto di essere riuscito a leggere solo la prima metà dell’articolo, ma questo dipende da me, e dal fatto che su internet, mi stufo dopo più di 4-5 paragrafi. Mi sono quindi soffermato allora sulle immagini e mi è sorta una domanda spontanea: ma se lo scopo di questo “evento” era far vedere che dietro la facciata di Trenitalia ci sono operai che lavorano duramente, si danno da fare etc etc… come mai non c’è nemmeno una foto di un’officina con operai al lavoro, magari che riparano e/o ammodernano un regionale? Come mai solo foto di Frecciarossa, centri di controllo e officine super tecnologici (sempre dedicate alle frecce) e che non corrispondono alla totalità del servizio ma solo ad una minima parte?
    Secondo me, probabilmente tu e gli altri blogger siete andati li con tutte le buone intenzioni, ma credo vi siate fatti fregare da una ottima strategia di marketing… perché se l’intenzione di Trenitalia non fosse stata quella di fare marketing, vi avrebbe fatto vedere ciò che interessa veramente alla gente comune: il trasporto regionale, le officine che riparano le carrozze che usiamo tutti i giorni, i controllori ed i macchinisti che ogni giorni si beccano insulti dai pendolari, le difficoltà di ogni giorno e le strategie che intendono adottare nel migliorare la situazione… invece hanno fatto si che voi promuoveste indirettamente le loro frecce…

  • http://www.claudiogagliardini.it/ Claudio Gagliardini

    Il post è troppo lungo, in effetti, ma c’era molto da dire su questa esperienza. Posso garantirti che ci hanno fatto vedere di tutto (debbo ancora pubblicare molte foto) ma il problema è sempre e solo uno: Frecce e Regionali sono due cose completamente diverse, soggiacciono a regole diverse e non possono essere in alcun modo paragonati.
    Ti garantisco che dietro a #meetFS non c’è stata una strategia di marketing, ma siamo troppo disgustati da questa e da altre aziende per non pensar male.

  • http://en-gb.facebook.com/people/Mirko-Ferrari/600798313 Mirko Ferrari

    Il migliore #meetFS è quello della gente che tutti i giorni ci va a lavoro o all’università con i treni, e per chi lo ha provato sa che è un’esperienza davvero umiliante. Partissero da qui…
    Gli open day servono ad ascoltare la gente, ma a loro non gliene frega nulla e quando ti sei fatto una cattiva reputazione l’unico modo per far cambiare idea alla gente è migliorare il servizio, non migliorare il marketing.

    Moretti è uno dei peggiori manager d’Italia. Oltre ai dati sui ricavi, divulgasse anche quelli dei costi per passeggero e poi vediamo se sono in linea con la Germania.

    La verità è che da quando è arrivato NTV si sono accorti che non possono più stare fermi con le mani in mano e quindi si inventano queste cose, ma finché non mettono mano alla qualità del servizio per me rimangono una delle peggiori aziende d’Italia.

  • http://www.claudiogagliardini.it/ Claudio Gagliardini

    Mirko, io non faccio processi, se non sono in grado di farli. Sulla qualità del servizio e sui problemi non c’è alcun dubbio, siamo in una situazione gravissima, però mi sembra sciocco non prendere atto che, ancora una volta, si tratta di un problema politico che i politici ci spacciano per il problema di un’azienda privata. Ci hanno fregato anche stavolta, Moretti è l’ennesimo parafulmine, strapagato ma pur sempre il guardiano di un faro che non è suo. io la vedo così, senza giustificare nessuno ovviamente, ma se non capiamo che c’è da azzerare la politica e tutto quello che ha rappresentato e creato non andiamo da nessuna parte!

  • http://www.facebook.com/davide.magini Davide Magini

    Mi associo al commento di Claudio. Facile sparare contro FS, dati i servizi disastrosi. Eppure il discorso che fa Moretti (io c’ho lavorato in FS, e lo stimo) è chiaro: i regionali sono strutturalmente in perdita, se fossimo un’azienda totalmente privata li avrei chiusi da un pezzo. Chiaro che non può farlo per un discorso di servizio universale. E allora che lo Stato e le Regioni li paghino, e quanto nel resto d’Europa. 
    Altrimenti si crea un paradosso, per cui FS si sobbarca i costi dei servizi in perdita, e NTV arriva e si prende i guadagni delle tratte migliori, senza alcun obbligo di servizio.
    E’ una questione complessa, non a caso sta nascendo un’autorità dei trasporti. 
    Questo senza nulla togliere alle sacrosante critiche, ci sono tante inefficienze nelle FS, nonostante l’ottimo lavoro di Moretti.
    Ma appunto è come guardare il dito e non la luna, e la luna sono i tagli dei finanziamenti statali fatti.. indovinate da chi?
    Nello specifico dell’iniziativa #meetfs, anche se non l’ho seguita molto, hanno avuto il coraggio di metterci la faccia.

  • gianandrea facchini

    Claudio, prima di tutto complimenti per il post. Ma, c’è sempre un ma, ci sono alcuni punti sui quali sono in disaccordo. Il primo è che parecchi blogger non si sono comportati con trasparenza come hai fatto tu o Dania, ad esempio. C’è uno storify del primo evento romano che è agghiacciante, a dir poco: sembra che si parli delle ferrovie svizzere. Poi, veniamo a FS. I problemi di FS, sia che abbiano ampiamente ascoltato la rete, così dicono, sia che semplicemente frequentino le loro stazioni, sono evidenti: ritardi, disservizi, sporcizia. Alcuni di questi possono dipendere da fattori esterni (mancano i fondi per la pulizia) ma i ritardi? Ecco, allora, il mio punto: non avrebbero dovuto invitare degli “influencer”. Ma persone attive in rete che siano pendolari. Sedersi con loro, spiegare gli ostacoli e parlare di possibili soluzioni condivise. Allora si, che l’evento avrebbe avuto un senso anche in mezzo alle critiche. Perchè aprirsi alla rete ha un senso se fatto con trasparenza e onestà intellettuale. Non esternalizzando tutte le responsabilità, come appare dai commenti.

  • Pingback: gli influencer del mercato | Il Salotto del Caffè

  • http://www.facebook.com/profile.php?id=100003220022573 Io Non So Leggere

    Troppo lungo da leggere.
    Ripeto ciò che ho detto altrove, Trenitalia vende servizi non simposi di “filosofia del buon lavoro”. Migliorare la percezione della gente (sensatamente negativissima) deve essere il target della comunicazione e del marketing.
    Pretendere di andare sul web, senza verificare il “sentiment” è inutile, dannoso (a meno che non si pensi “basti che se ne parli”) e soprattutto, secondo me, irrispettoso nei confronti di chi quotidianamente subisce disservizi, pagandoli lautamente, in anticipo, in contanti (spesso a macchinette fuori servizio).

    Si comunica alle persone, e si è al loro servizio.
    Se questo non piace si può anche smettere di vendere servizi e iniziare a vendere libri di “filosofia del buon lavoro”….

    • http://www.claudiogagliardini.it/ Claudio Gagliardini

      Sintetizzo al massimo: secondo me FS ha provato semplicemente a comunicare con un media meno inquinato di TV e giornali, per dire una cosa molto chiara: abbiamo le mani legate. Le regioni tagliano gli investimenti e FS non ha soldi da mettere dentro ad un servizio in perdita, punto. Criticabile da tutti i punti di vista, ma è questo il senso di #meetFS, che non era un’azione di marketing.

      • http://twitter.com/Iononsoleggere Iononsoleggere

        Sì, ma Claudio, le mani “legate” dai tagli e dalla crisi economica, dai…

        Vuol dire che Trenitalia ha sempre funzionato bene prima che esplodesse la crisi?

        Credo fermamente che tu sia una bravissima persona e si dovrebbero solo
        vergognare quelli che ti accusano d’essere “comprato” (portassero prove
        piuttosto)… però in questa operazione, secondo me, Trenitalia non ne
        esce vincitrice… e per me questa mossa è e rimane un epic-fail.

        Ricordiamoci che l’utente deluso non dimentica MAI… e google rank ancora meno… questa dovrebbe essere la base di partenza per Trenitalia per iniziare a pensare ad una ripresa della loro reputazione on-off line.

        Pensare di andare sul web e dire “capitemi” o il simpsoniano “è il mio primo giorno” (la faccio molto molto semplice, ovviamente) è l’anticamera per essere massacrati.

        Dare un nuovo inizio, accettando e ammettendo tutto, bello e brutto, senza “se” e senza “ma”, questo sarebbe coraggioso e potrebbe, forse, funzionare (“criticoni per forza” esclusi, ovviamente).

        Il coraggio paga, se speso bene.

  • Pingback: Un'azienda disprezzata può utilizzare i social media per cambiare la percezione da parte dell'utente?

  • http://twitter.com/alextorre13 AlexTorre

    Il discorso Claudio è semplice. Fs vuole parlare di se in modo positivo. Fs vuole arrivare alla rete, che va di moda e fa anche eleggere sindaci. Fs chiama il gota di Twitter e dei Blogger.Fs è e rimane lontana mille miglia da coloro che la usano: i cittadini.
    Tu sei cittadino ovvio, non voglio si confonda, non ce l’ho con te, con Futura, o Rudy con nessuno del gota di Internet di oggi, e non mi frega nulla di Fs.
    Ma chi usa Fs ogni giorno meritava rispetto. Avete fatto quello che fa la politica ogni giorno.
    Parlare tra voi Vip.
    I cittadini sono lontani.
    Qui il marketing, il social, e quant’altro di cui ogni giorno tutti, anche io, ci vantiamo di essere esperti, non c’entra nulla.
    Qui c’entra un futuro di Fs in Borsa, un modo di far parlare bene di Fs e dire che i graffitari sono i colpevoli dei ritardi. Che in realtà è colpa di Pallino se le Fs fanno schifo.
    Invece no. E’ colpa di Moretti e di chi maneggia i miliardi di Fs. C’è poco da dire, guarda ancora il video che hai postato. Moretti vi si magna tutti, lui ogni giorno è faccia a faccia con la politica, ti renderai conto che per lui due blogger vip sono un nulla. E lui lo sapeva.
    Io però dal mio piccolo non mi chino davanti a nulla nemmeno a Moretti ne agli influencer.
    Rimarrò piccolo? E chi se ne frega.

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