A furia di “cazzeggiare” su Twitter e Facebook con elementi del calibro di @RudyBandiera, @davidelico, @merlinox, @simmessa e molti altri, su definizioni e titoli vari come “Social Media Evangelist”, guru, superhero, etc., finirò col prendermi troppo sul serio ed inizierò davvero ad evangelizzare le masse… avevo già iniziato a farlo nel post Social Network / Web 2.0: l’importanza di collaborare, ma credo si debba davvero ribadire il concetto.

In realtà questo nuovo post nasce da una fase di lieve scoramento social, ovvero dalla constatazione che tutto l’entusiasmo investito nel condividere, collaborare e fare fronte comune alle richieste del mercato insieme ad altre realtà professionali, si limiti spesso alla redazione di liste, gruppi e forum, senza trovare la capacità di andare oltre e di sfociare in vere occasioni di cooperazione. Si fa un gran parlare e retwittare, insomma, ma di concreto ben poco.

Perché? Le motivazioni sono molte, ma al primo posto c’è sempre quella latente diffidenza che nasce dalle vecchie impostazioni, dagli antichi schemi che non concepivano la possibilità di collaborare tra realtà “concorrenti” e che spingeva le aziende e i professionisti a fare lobby (e non squadra) soltanto nei confronti di entità superiori ed astratte come lo stato o la legge, piuttosto che condividere bacini di utenza e clienti. Men che meno il know-how, un tempo blindato ed oggi esternato (talvolta ostentato) in pillole, se non addirittura in “polpette avvelenate”.

L’avvento del web 2.0 e dei Social Media ha cambiato queste vecchie usanze solo nominalmente, dando l’impressione di favorire il dialogo e la collaborazione tra imprese e professionisti, ma in realtà i confini e le barriere, sempre meno visibili, ci sono ancora e sono sempre più invalicabili, anziché crollare. Al posto della community ci si limita dunque a fare “cricca”, e l’utilizzo di terminologie tecniche e di arcani #hashtag non fa altro che creare ghetti virtuali, piuttosto che favorire la collaborazione.

Un post inutile e distruttivo, dirà qualcuno. Può darsi, ma mi piacerebbe davvero che tutto il “2.0” che andiamo predicando, noi “WEB2.0 qualcheccosa” si trasformasse in realtà, anziché restare sul piano della virtualità pura. E che questa fosse realtà produttiva, non retorica da fiera o da convegni, perché di quel genere di collaborazione ce n’è fin troppa! Sono anni ormai che ce la raccontiamo tra di noi, che cerchiamo di dare un esempio ai nostri clienti razzolando male, però. Occorre fare di più e meglio e mi piacerebbe poter discutere insieme sul come. Il 2012 delle troppe profezie è vicino, colleghi ed amici: convertitevi e praticate davvero,  i riti pagani dell’era 2.0!