comunicazione creativa nel web
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Archivio di ottobre, 2009

Di chi sono gli account social e i contenuti generati dai dipendenti?

follow my boss Di chi sono gli account social e i contenuti generati dai dipendenti?Ecco un punto su cui si dovrebbe riflettere e discutere di più. Oggi sono molte le aziende che cercano dipendenti (più spesso collaboratori e/o consulenti) con capacità comunicative e aggregative sul web e sui social media. Gente “introdotta”, in grado di tenere un blog e di generare contatti e opportunità e che ogni giorno prende un nome nuovo sempre più roboante. Gente in gamba, dipendenti che potrebbero fare gli imprenditori ed ai quali si richiede pressantemente questo: essere “imprenditori dipendenti”.

Ce ne sono molti, in giro. Lavorano per la propria azienda e per se stessi, e più esaltano le imprese del proprio datore di lavoro più aumentano i contatti ed il prestigio personale, in uno strano gioco di reciproco accreditamento. L’azienda si fa grande dei suoi ottimi esperti e comunicatori e gli ottimi esperti e comunicatori si fanno grandi dell’azienda che hanno alle spalle e di ciò che essi stessi producono, tessendone le lodi.

Ma ciò che queste figure producono durante l’orario lavorativo a chi appartiene? Sul lavoro prodotto da un operaio dubbi non ce ne sono, ma se il lavoro è di tipo puramente intellettuale e “volatile” come quello generato sul web e sui social media, come ci si comporta? Finché si tratta di post sul corporate blog, di comunicati stampa e di altri contributi tangibili il discorso è abbastanza semplice: sono dell’azienda, è chiaro. Ma se parliamo di un account o di una utenza social in cui il nome ed il prestigio del dipendente sia di supporto al brand aziendale?

Mettiamo il caso di un account Twitter “Pincopallo of CaioCola”, seguito da migliaia di followers, magari collegato all’omonima pagina Facebook con migliaia di fans. Quelle utenze sono di PincoPallo o di Caio Cola? E nel momento in cui le due entità dovessero dividersi ed andare ciascuna per la propria strada, cosa dovrà esserne di quegli account e di quel patrimonio di contatti? Tanto più che, come sappiamo, la vita privata e quella lavorativa di un comunicatore web (e di tutte le altre figure e definizioni all’uopo coniate) non sono quasi mai del tutto distinguibili, intrecciate come sono nel life mix di un personaggio che spesso lavora anche fuori dall’orario e dagli schemi tradizionali.

Un argomento da dibattere e da affrontare anche in sede legislativa, visto che il nostro impianto legislativo è ancora molto lontano dal 2.0 e dalla realtà lavorativa dei nostri giorni. Voi cosa ne pensate?

Seolaboratoio e MasterNewMedia testano i fattori SEO

seolivetest 300x233 Seolaboratoio e MasterNewMedia testano i fattori SEODalla teoria alla pratica, si sa, il passo non è sempre breve. Anzi, capita spesso che che la prima non sia propedeutica rispetto alla seconda, ma vada invece per la sua strada, a volte senza alcun contatto con la realtà. Lo staff di Seolaboratorio, guidato dal grande Michal Gawel, in collaborazione con Master New Media del guru Robin Good, sta provando con coraggio a dimostrare il contrario, conducendo un interessante esperimento SEO dal vivo.

Tra  il 20 ottobre e il 6 novembre, su Seo LIVE Test, saranno effettuati test mirati per svelare 3 misteriose funzionalità SEO. Saranno presi in esame due importanti e-commerce e un portale editoriale. Il primo test svelerà tutti gli effetti dell’utilizzo del rel=canonical: è efficace? In quanto tempo? Il sito preso in esame sarà YouBuy.com.

Il secondo test, condotto sul portale  Liquida.it, risponderà alle domande: ogni quanto Google visita un sito? Perché il posizionamento dei siti nelle SERP (search engine results page) non è stabile?

Il terzo test sarà focalizzato sulla rimozione degli url: quando è preferibile usare lo strumento di rimozione di Google Webmaster Tools e quando l’errore 404? Quali sono gli effetti? Come risolverne i problemi? Il test sarà effettuato sul sito PcWorld.it. Alla fine dei test i risultati saranno pubblicati su Seo LIVE Test.

Cattiva crisi e buone idee: la settimana del baratto

settimana del baratto big Cattiva crisi e buone idee: la settimana del barattoUna grande iniziativa del portale www.bed-and-breakfast.it, dell’amico Gibì Scivoletto, rilancia una vecchia pratica di pagamento, mai del tutto abbandonata dall’uomo e assai gradita e “simpatica” in periodi di crisi e di rinascita morale come questo. Il portale, leader nazionale nel settore turistico, con particolare riferimento al segmento dei bed and breakfast, lancia in questi giorni la Settimana del Baratto, una fantastica iniziativa cui personalmente aderisco ed alla quale auguro un grande successo.

Vi sembra una cosa strana? Vi state chiedendo cosa mai si possa barattare nel XXI secolo? Davvero si può pensare di tornare indietro nel tempo e di provare a fare qualcosa di costruttivo senza i soldi contanti? Evidentemente sì e la cosa mi riempie di gioia e di aspettativa. E non è un’utopia un po’ “fricchettona”, credetemi; lo dico anche a certi colleghi, spesso troppo presi dal business e dal denaro “vero”, ma una buona pratica di civiltà, di cultura e di solidarietà. Questo il web può farlo: unire, coinvolgere e avvicinare offerte diverse e domande in evoluzione, spesso sopite e latenti. Read the rest of this entry »

InfoCremona.com, una buona vetrina commerciale 2.0

screenshot infocremona 300x152 InfoCremona.com, una buona vetrina commerciale 2.0Chi fa questo mestiere lo sa; esistono molti modi per promuovere una attività in rete e nessuno è giusto o sbagliato in assoluto, nessuno può essere sottovalutato o scartato a priori. Noi che vendiamo siti web a volte tendiamo a minimizzare l’efficacia dei portali, a dire ai nostri clienti che un sito proprio è la migliore strategia possibile. In linea di principio forse è vero, ma non si può essere belle isole senza efficaci collegamenti, nel web, e i portali di settore servono proprio a questo, a raggruppare realtà e a dare visibilità a tutti, indipendentemente dalla validità e dalla presenza di un sito web.

Il mio viaggio tra i portali commerciali offerti dal web parte da qui, dalla presentazione delle creature di Studioweb76 di Cremona, dell’amico e collega Davide Cavalleri. InfoCremona.com è una delle sue realizzazioni più interessanti (scarica la presentazione) e consente alle attività commerciali di Cremona e provincia di ottenere una grande visibilità, fortemente targettizzata, ad un costo minimo. Ma perché un piccolo negozio di provincia dovrebbe promuoversi attraverso il web e su questo portale? Semplice, perché il web è il luogo in cui gli utenti cercano. E non cercano solamente quando hanno bisogno di qualcosa, come avveniva con le vecchie Pagine Gialle, ma cercano in continuazione, passano il tempo, valutano idee, scambiano opinioni.

Ecco perché i portali commerciali rappresentano un buon investimento, anche per le piccole aziende a carattere prettamente locale. Essere presenti in rete e sui portali significa essere trovati non soltanto da chi ci sta proprio cercando, ma soprattutto avere visibilità in un grande acquario di idee, desideri, opportunità ed interazione. Già, perché le vecchie Pagine Gialle comuincavano in una sola direzione, senza possibilità di conoscere quante dita ne avessero scorso le pagine passando sul nostro nome senza neppure soffermarsi o pensando “questo lo chiamo dopo” senza poi farlo. Il web è interazione allo stato puro, meno “imbarazzante” della vecchia telefonata ma più costruttivo, perché monitorabile in tempo reale e statisticamente attendibile.

Vecchie aziende nuove idee: con il web si può!

idee web Vecchie aziende nuove idee: con il web si può!Sto passando meno ore in rete, ultimamente, senza trascurare il web ma confrontandomi di più con la vita reale. Giro molto per strada, questi giorni, stupendomi (senza troppa sorpresa) del numero di negozi chiusi, di locali in cerca di un nuovo affittuario, o vecchi di trent’anni, superati, grigi e senza nessuna attrattiva. La monotonia di questo scenario è rotta soltanto dai negozi in franchising e dalle grandi catene, che tengono il passo dei tempi ma appiattiscono le nostre città, con vetrine tutte uguali che sanno soltanto di plastica e di luci colorate.

Tutto uguale, da Roma a Cremona, da Torino a Canicattì, in tutti i centri abitati con più di totmila residenti. E’ la globalizzazione, direte voi. Ma è così inevitabile che questo scenario economico trasformi le nostre città e le renda tutte uguali, mentre centinaia di piccoli imprenditori ed esercenti si ritrovano sommersi dai debiti e costretti a chiudere? Davvero non c’è speranza di rabberciare gli squarci prodotti da 20-30 anni di colpevole rassegnazione ad un nuovo troppo ammiccante e ricco di profferte, per essere rifiutato?

Io credo proprio di no. Anzi, ne sono convinto. Uscire dalla crisi si può, senza illuderci di poter sconfiggere un Golia fatto di multinazionali e di centri commerciali, ma con la disponibilità a cambiare le regole del gioco, ad innovare, a rimetterci in discussione. Le regole per mettere in atto questo cambiamento sono poche, in fondo:

  1. contrapporre il locale e “il proprio” al globale e “all’altrui”
  2. contrapporre il “piccolo ma efficiente” al grande e dispendioso
  3. contrapporre lo sviluppo di partnership e collaborazioni alla necessità di espansione e di monopolizzazione
  4. mettere in atto il “think global act local”, sviluppando nuove idee e strategie su scala locale
  5. sviluppare contatti ed opportunità sul web e sui social media, per contenere i costi e generare una propria rete di contatti

Un interessante articolo pubblicato su www.smallbizsurvival.com, intitolato ”4 reasons you need new small biz ideas“, ci suggerisce 4 buone ragioni per sviluppare nuove idee;

  • Migliorare
  • Rinnovare
  • Espandersi
  • Cambiare le regole del gioco

Concetti semplici ma illuminanti. Qualsiasi azienda, infatti, ha un margine di miglioramento, ma spesso si tende a sedersi sugli allori e ad assumere atteggiamenti conservativi. L’innovazione dovrebbe essere invece la strategia quotidiana di ciascuno di noi, oltre che delle aziende. L’espansione è una necessità del business, ma va riscritta e reinterpretata, come già sottolineato. Cambiare le regole del gioco è la chiave di lettura di tutta la strategia. E’ da questo impulso che si può venirne fuori, abbandonando i modelli imposti dalla grande distribuzione e dalle multinazionali e ritornando alle origini, alla valorizzazione dei prodotti, delle idee e delle eccellenze del territorio.

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