Riprendo a scrivere dopo diversi giorni. Soltanto pochi di ferie, gli altri di riorganizzazione e di riordino. Ho letto moltissimi articoli e post, in queste settimane, ben pochi che meritassero un minimo di interesse (ma del resto era tempo di ferie) e oggi mi accorgo che nel nulla o quasi, qualche spunto interessante c’è.  Ad esempio la puntata di Matrix di ieri sera su Facebook, che purtroppo non ho visto personalmente, ma anche l’idea di vendere amici sui social. Niente male, un po’ di “fuffa” c’è, anche se molto meno tecnica del solito.

Così torno a parlare di cosa intendo per social media e social network, partendo dalle idee fuorvianti che emergono dai rumors della TV e del web. Non so se ci siano intenti censori nel tanto “mal parlare” della rete e dei social degli ultimi giorni, ma di sicuro c’è una pessima cultura ed informazione in merito. Sembra davvero che gli italiani, come spesso accade, abbiano imparato soltanto gli usi illeciti o fastidiosi, di questi strumenti, alimentando falsi convincimenti e creando non pochi malumori, sia negli utenti che nei soliti oppositori “a prescindere”.

In realtà i social media dovrebbero rappresentare una grande opportunità di collaborazione e di informazione dal basso, non un contenitore di futili banalità, di pettegolezzi, di insulti e di ciarpame di varia natura. Dovrebbero consentire una rapida divulgazione di idee, eventi e proposte, non riempirsi di spam né “citarsi addosso” dalla mattina alla sera, diventando quotidianamente notizia, anziché limitarsi a diffonderne. E così i TG nazionali ed i giornali si riempiono di news su Facebook e Twitter, lo spam genera spam, le pseudonotizie generano altre pseudonotizie, non plusvalore, né tantomeno positiva aggregazione e collaborazione, salvo casi sporadici e fortuiti.

Io resto personalmente convinto che un uso costruttivo di questi mezzi sia possibile ed auspicabile, ma forse ci vorrà ancora un po’ di tempo prima che gli utenti siano davvero pronti a sfruttare le pontenzialità del web e delle reti sociali. Forse è di questo che c’è bisogno: cultura e formazione, alfabetizzazione, più che di inutili tecnicismi. Un consiglio per chi in questo ambiente lavora e per me stesso, che spero saprò trasformare su questo blog in pratica quotidiana…

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