comunicazione creativa nel web
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Archivio di settembre, 2009

Bloggers e giornalisti: come e perché debbono convivere e collaborare

Quando sono nati, i blog, in pochi immaginavano che avrebbero avuto una tale diffusione ed un così largo successo. Sembravano poco più che diari online di ragazzini fanatici, e non molti avrebbero scommesso che in breve sarebbero divenuti quello che ora sono.  Il panorama attuale è invece ricchissimo di proposte, dalle versioni online delle testate giornalistiche ai classici “diari di bordo” con in mezzo il mondo intero.

Sono tanti i blog e molti riscuotono un successo paragonabile a quello della stampa ufficiale e dei media tradizionali, che comincia a sentire la pressione di questa nuova forma di “concorrenza” e cerca modi per limitare l’impatto, arrivando ad ascrivere la crisi della carta stampata, ad esempio, alla proliferazione di fonti di informazione gratuita.  Sotto accusa il cosiddetto “citizen journalism”, il giornalismo partecipativo, reo di aver invaso il campo dei media tradizionali e accusato di produrre informazione troppo libera. Ma si tratta davvero di due veicoli d’informazione divergenti o in concorrenza tra loro? I vecchi media debbono davvero temere la spinta dal basso dei blog o possono in qualche modo “sfruttarla” per rimanere a galla ed emergere in modo nuovo e più al passo coi tempi?

In questi giorni molti blogger in Italia e all’estero stanno alzando la propria voce per creare una corrente di pensiero ed un’opinine comune sui blog e sulla libertà di espressione.  In Germania il Web Journalism Manifesto redatto da 15 blogger di successo e in Italia il neonato movimento per la Web Democracy, caldeggiato, tra gli altri,  dall’amico Rudy Bandiera, sono soltanto due esempi dello scenario che si sta aprendo. Read the rest of this entry »

Twitter, un grande strumento di comunicazione e aggregazione: gli hashtags

La cosa che mi piace, di questo strumento, è la semplicità d’uso e la grande integrabilità con le altre piattaforme di condivisione. Una sorta di grande sommario in cui scorrono milioni di link, oltre che cinguetti di sublime ma perdonabile inutilità. Credo di saperlo utilizzare abbastanza bene questo strumento, ora, e tuttavia sento di averne trascurato aspetti e funzionalità importanti, come il cancelletto # (hashtags), ad esempio, che utilizzato davanti ad una parola la cataloga e la rende in un certo senso un indice, una connessione tra tweet che parlano dello stesso argomento. Se io scrivo #roma, infatti, il mio tweet sarà automaticamente elencato nelle ricerche degli utenti con keyword “roma”.

Sembra una grande banalità (e lo è sicuramente per gli utenti avanzati), ma se utilizzata con parsimonia ed intelligenza, questa funzionalità consente di ottenere ottimi risultati. Uno dei casi più frequenti di utilizzo è legato alle emergenze o agli eventi, per racchiudere in un unico feed tutti i tweet che ne parlano, ma la tendenza a farne uso si sta diffondendo con grande rapidità e in tutti gli ambiti. Con l’utilizzo del #cancelletto si possono infatti ottenere numerosi scopi, il più noto dei quali è il #followfriday, con il quale si suggerisce ai propri followers di seguire altri utenti che riteniamo interessanti. Ma si può anche taggare con il #cancelletto un brand, una marca, il nome di una città o di un evento, indicizzandolo in tal modo per la ricerca.

Di più: si possono creare nuovi “giochi” o tendenze, come l’invenzione delle #paroledelgiorno, ad opera del geniale Rudy Bandiera, che ogni giorno fa un piccolo elenco di parole desuete per intrattenere i suoi followers e per creare “movimento” e aspettativa. Ecco, questa è un’altra grande opportunità offerta da Twitter e dall’uso del #cancelletto. Un buon uso di questo strumento è assimilabile alla creazione di un brand, un marchio spendibile e visibile non soltanto nella cerchia dei propri followers, ma da chiunque cerchi in Twitter quel termine, aumentando così le opportunità di essere letti, seguiti e commentati.

Un solo consiglio: utilizzatelo poco ma bene, come se fosse una keyword da spendere con saggezza nell’ambito di un post da 140 caratteri appena. Utilizzatelo come una firma o per dare risalto e visibilità a post che trattano di argomenti di comune interesse, ad esempio “#F1: dalla gara di Monza la #Ferrari di Massa passerà a Fisichella”. Una risorsa preziosa anche per le aziende che utilizzano i social media per promuoversi, perché attraverso l’uso del #cancelletto i loro brand potranno emergere nelle ricerche e permettere una tracciatura più efficace. Un ultima cosa: affinché la vostra strategia di comunicazione attraverso gli ashtags si realizzi, non dimenticate di seguire l’account @hashtags su Twitter; in questo modo sarete automaticamente aggiunti nei risultati delle ricerche e i vostri hashtag saranno tracciati.

Per saperne di più: Piccola guida agli Hashtag di Twitter.

Social Media: demoniaci, spammatici ed autoreferenziali?

Riprendo a scrivere dopo diversi giorni. Soltanto pochi di ferie, gli altri di riorganizzazione e di riordino. Ho letto moltissimi articoli e post, in queste settimane, ben pochi che meritassero un minimo di interesse (ma del resto era tempo di ferie) e oggi mi accorgo che nel nulla o quasi, qualche spunto interessante c’è.  Ad esempio la puntata di Matrix di ieri sera su Facebook, che purtroppo non ho visto personalmente, ma anche l’idea di vendere amici sui social. Niente male, un po’ di “fuffa” c’è, anche se molto meno tecnica del solito.

Così torno a parlare di cosa intendo per social media e social network, partendo dalle idee fuorvianti che emergono dai rumors della TV e del web. Non so se ci siano intenti censori nel tanto “mal parlare” della rete e dei social degli ultimi giorni, ma di sicuro c’è una pessima cultura ed informazione in merito. Sembra davvero che gli italiani, come spesso accade, abbiano imparato soltanto gli usi illeciti o fastidiosi, di questi strumenti, alimentando falsi convincimenti e creando non pochi malumori, sia negli utenti che nei soliti oppositori “a prescindere”.

In realtà i social media dovrebbero rappresentare una grande opportunità di collaborazione e di informazione dal basso, non un contenitore di futili banalità, di pettegolezzi, di insulti e di ciarpame di varia natura. Dovrebbero consentire una rapida divulgazione di idee, eventi e proposte, non riempirsi di spam né “citarsi addosso” dalla mattina alla sera, diventando quotidianamente notizia, anziché limitarsi a diffonderne. E così i TG nazionali ed i giornali si riempiono di news su Facebook e Twitter, lo spam genera spam, le pseudonotizie generano altre pseudonotizie, non plusvalore, né tantomeno positiva aggregazione e collaborazione, salvo casi sporadici e fortuiti.

Io resto personalmente convinto che un uso costruttivo di questi mezzi sia possibile ed auspicabile, ma forse ci vorrà ancora un po’ di tempo prima che gli utenti siano davvero pronti a sfruttare le pontenzialità del web e delle reti sociali. Forse è di questo che c’è bisogno: cultura e formazione, alfabetizzazione, più che di inutili tecnicismi. Un consiglio per chi in questo ambiente lavora e per me stesso, che spero saprò trasformare su questo blog in pratica quotidiana…

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