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Archivio di ottobre, 2008

Il 16 ottobre degli ebrei di Roma

Un’altra data tristemente storica, tre giorni e seicentotrentasei anni dopo la persecuzione dei Templari, che ho già ricordato e commentato, il 16 ottobre 1943 rappresenta per gli ebrei di Roma, deportati in Germania dai nazisti, una ricorrenza drammatica e ancora oggi straziante.
Ancora un rastrellamento, anche in questo caso a sorpresa. Ancora la vigliaccheria di uomini contro altri uomini inermi, senza un perché. O con troppi perché, tutti ugualmente miserabili. È la follia del terzo reich, ormai allo sbando, contro l’incolpevole quotidianità di una comunità pacifica, che nulla ha a che spartire con una guerra che non gli appartiene. Una comunità che paga gli errori degli altri, la megalomania del duce, l’ipocrisia e l’inerzia di una parte dei romani e degli italiani, l’incapacità del papa di fermare un’inutile atrocità, a poche centinaia di metri dalle porte della sua città stato.
Il 16 ottobre del ’43 è anche un’altra di quelle date strumentalizzate, prese a simbolo di interessi di parte e rese qualcosa d’altro, qualcosa di più o di meno, a seconda dei punti di vista, come avviene per tante altre ricorrenze storiche, di cui ciascuno reclama la titolarità. Al di là di qualsiasi considerazione politica o religiosa, il mio personale 16 ottobre è soltanto un grido di dolore, un’esplosione di rabbia contro l’ingiustizia, contro la sopraffazione, contro tutte le “soluzioni finali” che la storia ci ha consegnato. È un abbraccio sentito a tutti gli ebrei di Roma e a tutte le vittime innocenti della follia umana.
Che resti soltanto una pagina triste della storia, questo orrore. Che nessuna generazione debba più subire o sopportare l’angoscia di famiglie strappate via dalle proprie case e portate allo sterminio. Che nessun uomo si arroghi più il diritto di disporre delle vite degli altri, di violare la loro intimità, di decidere chi sia degno di vivere o di morire. Che nessuno più consideri la razza o la religione o il sesso o l’ideologia politica una discriminante, un fattore di merito o di demerito.
Che arrivi davvero la pace e che resti per sempre!

Una data storica: il 13 ottobre dei Templari.

croce templare Una data storica: il 13 ottobre dei Templari.Non molti lo ricordano e lo celebrano, ma oggi ricorre il 701esimo anniversario della strage dei Templari, ovvero dell’emissione della bolla di messa al bando dell’ordine da parte di Papa Clemente V, su pressione del Re di Francia, Filippo il Bello. La bolla, che accusava i cavalieri di eresia, doveva essere aperta in tutte le nazioni europee nello stesso momento, così da poter agire in contemporanea e cogliere di sorpresa i Templari.
All’alba del 13 ottobre 1307, Guglielmo di Nogaret (l’autore dello storico schiaffo di Anagni a Bonifacio VII), irruppe nel Tempio in compagnia di numerosi soldati ed arrestò il Gran Maestro dell’Ordine Jacques De Molay ed i cavalieri che erano con lui, sorpresi nel sonno, rinchiudendoli nelle prigioni del Tempio stesso. Molti altri arresti e violenze fecero eco in tutta Europa, decimando l’Ordine e costringendo i superstiti alla fuga e alla latitanza.
Un evento cardine per la storia dell’occidente (e non solo). All’epoca i Templari erano la più grande potenza economica europea ed il loro potere era immenso. Eliminarli fisicamente significò modificare profondamente gli equilibri dell’occidente e mutare il corso della storia come forse mai era accaduto in precedenza.
Lo scorso anno il vaticano riabilitò parzialmente i Cavalieri del Tempio pubblicando un volume che racchiude quattro importanti pergamene dove sono annotati 38 verbali di interrogatori; “Processus contra Templarios” riproduce fedelmente la pergamena di Chinon sull’assoluzione ai Templari da parte di Celemente V. Per ulteriori dettagli sul volume e sulla storia del leggendario Ordine è interessante consultare direttamente il sito dei Cavalieri Templari.
Oggi la situazione internazionale assomiglia vagamente a quella del 1307. All’epoca Filippo il Bello di Francia era indebitato pesantemente con i Cavalieri del Tempio e per questo, si dice, pressò Clemente V affinché il loro predominio fosse annientato. Anche ai nostri giorni le banche la fanno da padrone, eppure all’improvviso soffrono i contraccolpi del loro stesso strapotere. Paradossalmente, però, nessun De Molay dei nostri giorni finirà sul rogo per aver prestato molti più soldi di quanto non fosse lecito e prudente fare… tutt’altro. Nel 2008 i banchieri “eretici” ed i grandi manager vengono liquidati non con il fuoco, ma con quello stesso denaro con cui hanno esposto le loro aziende ai pericoli del mercato. Che De Molay mi perdoni per l’irriverente paragone…

Il vento fa il suo giro

manifesto il vento fa il suo giro Il vento fa il suo giro Non è un film in prima visione, ma ci tengo a scriverne perché lo ritengo estremamente ben realizzato e portatore di molti messaggi di grande importanza e attualità. Il vento fa il suo giro è un film di Giorgio Diritti ambientato in Val Maira, nel cuneese. La storia di un pastore francese che cerca un territorio in cui stabilire la propria famiglia e le proprie capre, lontano dalla “civiltà” quel tanto che basti per vivere dignitosamente e fare il proprio lavoro. Un appello disperato alla salvaguardia della montagna, sempre più risucchiata nel “sistema” e usata oggi soltanto come luogo di vacanza stagionale.
In un mondo in cui tutto è funzionale al consumismo e all’urbanesimo, chi sceglie di “cantare fuori dal coro” è condannato al silenzio e all’emarginazione e, peggio, non trova altro che ostacoli e difficoltà sulla sua strada, che si aggiungono alla durezza del lavoro e dell’ambiente montano.
Un film denuncia che ritrae con lucidità e con dovizia di particolari la situazione reale delle nostre montagne e lo stato in cui versa la nostra società, sempre meno tollerante ed interessata alla propria storia, al proprio passato e alle tradizioni ed usanze che l’hanno portata sin qui attraverso i millenni. Una società ipocrita e meschina, cui fa paura il diverso, lo straniero, il coraggioso, quello che riesce dove gli altri hanno fallito o rinunciato, e che tenta di infrangere quel patto non scritto per cui le cose vanno così e debbono andare così.
Un film da vedere e su cui riflettere. Un film che parla della libertà che non abbiamo, dell’impossibilità di fare scelte non omologate, della scomparsa dei vecchi lavori, delle tradizioni e dell’identità culturale (che peraltro il protagonista vede come un limite). Bello.

Metti una sera a cena…

tavolata barbara Metti una sera a cena...A Roma per pochissimi giorni, ieri sera ho cenato a casa di Barbara, artista, comunicatrice, “webbarola”, titolare del bed and breakfast GirasoleReale, grande e sincera amica. Con lei e con gli altri commensali si è parlato di web e di nuovi orizzonti per la comunicazione; Facebook, Myspace, Twitter e via social networkizzando.
Una bella serata in cui ancora una volta ci siamo meravigliati di fronte alle potenzialità della rete e dei suoi nuovi strumenti, concordando che nessun canale promozionale tradizionale ha mai ottenuto simili risultati a fronte di prospettive ancora inesplorate ed inimmaginabili.
Erano quasi le due quando ci siamo congedati con una sola promessa: appuntamento su Facebook & Co. per proseguire il dibattito e per creare un gruppo di studio permanente sulle nuove opportunità di comunicazione attraverso il web! Chi si unisce a noi?

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Martedi mattina... Urge un po' di #haribomood, altrimenti non ce la si fa?! #sapevateloSettimana Enigmistica 4218, incroci obbligati #soluzioniA Palazzo Cittanova aspettano Vendola #cremonaIl Duomo, in una mattina nuvolosa e fredda #cremonaPenna argentata su tavolo biancoOrange CupAlbero e neve frescaNeve su cofano marrone

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